Lettera aperta alle associazioni dei risparmiatori truffati

Carissimi coordinatori delle associazioni dei risparmiatori, mi permetto di disturbarvi con questa lettera al solo scopo di stimolare qualche riflessione utile a scongiurare che la situazione determinata dalla maldestra stesura del testo della legge di bilancio determini una impasse infinita, destinata a bloccare sine die i rimborsi.

Siamo infatti prossimi al mese di Marzo e non ci sono tracce di un imminente varo del decreto attuativo indispensabile per attivare il fondo, nonostante le reiterate promesse di pubblicarlo ai primi di febbraio, poi rinviate a S.Valentino.

Le bugie di Vicenza Il governo ha lanciato proclami roboanti all’assemblea di Vicenza, per poi affidare al solito, sfortunato Villarosa il compito di arretrare su posizioni attendiste, con un’esilarante intervista al Corriere della sera, che mi astengo dal commentare perché detesto infierire sulle persone più fragili.

Cosa sta succedendo? La risposta è molto semplice.

La Commissione europea ha posto una serie di domande al governo, lasciando chiaramente intendere che la legge, così com’è, presenta almeno due problemi: uno riguarda l’assenza di arbitrati finanziari per accertare, caso per caso, il misselling e il secondo attiene l’impossibilità di estendere la platea dei rimborsi a microimprese e Onlus.

Si tratta di obiezioni condivise ed anticipate per iscritto, già mentre erano in corso i lavori per l’approvazione della legge, dai tecnici del governo, in particolare dal Direttore Generale del Tesoro, il Dottor Rivera.

Il governo le ha ignorate, cambiando completamente il testo nel passaggio dalla Camera al Senato, dimostrando così di considerare irrilevante e sbagliato sul piano tecnico il parere di Rivera, senza però provvedere ad avvicendarlo con un dirigente ritenuto più capace dall’esecutivo: così ora è ancora lui ad avere diretta competenza tanto nella stesura del decreto attuativo, quanto nell’interlocuzione con la Commissione europea.

Salvini e Di Maio a Vicenza hanno sostenuto che il governo ignorerà anche ogni obiezione della Commissione europea e tirerà dritto con la norma approvata dal Parlamento.

Ovviamente non è vero.

Mentre pubblicamente facevano la faccia feroce, avevano già impartito ai tecnici il mandato, impossibile, di recuperare e sanare nel testo del decreto i pasticci presenti nella legge.

Ecco perché nella bozza del decreto compare una cosa non presente nella norma sul fondo, mentre ne scompare un’altra invece espressamente prevista nel testo.

Infatti, mentre nel testo della legge di bilancio sembra che i rimborsi verranno erogati erga omnes, in pratica a tutti gli azionisti, tutti egualmente vittime di un male ingiusto per effetto di una procedura massiva, quindi senza alcun onere della prova, nel decreto la povera commissione ministeriale è invece incaricata, come fosse un arbitro finanziario, di esaminare caso per caso le domande e quindi di accertare se per ogni richiedente sussistano i requisiti richiesti dalla legge per ottenere il rimborso.

Tra l’altro, mentre nel testo uscito dalla Camera erano previste fino a 55 assunzioni in Consob per portare da uno a dieci i collegi arbitrali, consentendo così la valutazione di 30/50.000 domande ogni anno, qui non si capisce di quale struttura di analoga efficienza potrà avvalersi la commissione ministeriale per tentare di erogare i ristori entro le aspettative di vita dei risparmiatori interessati.

Con analogo paradosso, nella bozza del decreto sono semplicemente “scomparse” le microimprese, per le quali non viene prevista alcuna procedura di rimborso, nella speranza che tanto basti a tacitare le obiezioni di Bruxelles.

Lo slogan elettorale della guerra europea.

Dunque i nostri guerrieri antieuropei sono già in ritirata, ma mentre studiano i tempi della capitolazione in modo da superare prima la scadenza delle elezioni europee, non sembrano rendersi conto del fatto che il decreto attuativo non pare il terreno ideale per siglare l’armistizio, perché probabilmente occorre una rivisitazione della norma da cui origina la delega.

D’altro canto la strada di ignorare un’eventuale procedura di infrazione esiste solo come battuta comiziale.

Un governo serio, prima di agitare una minaccia del genere, dovrebbe infatti rispondere ad alcune semplici domande.

  • Come potrebbe una commissione ministeriale applicare una legge sotto procedura di infrazione, ben sapendo che la Corte costituzionale (sentenza 389/1989, punto 4 della parte in diritto) impone alla pubblica amministrazione di disapplicare le norme patentemente in conflitto con il quadro legislativo europeo?
  • Come potrebbero migliaia di risparmiatori accettare un ristoro attraverso una norma sotto procedura di infrazione, ben sapendo che la Commissione ricorrerebbe alla Corte di giustizia europea, che condannerebbe l’Italia a recuperare aiuti di stato illegittimamente erogati, con tanto di mora ed interessi, con una bella cartella esattoriale?
  • Soprattutto come potrebbe un Direttore generale come Rivera firmare il decreto attuativo di una legge contestata dalla Commissione, dopo aver lui stesso messo nero su bianco le motivazioni della presunta illegittimità della norma?

Possiamo quindi concludere che ci aspetta un lungo confronto tra governo e Commissione europea, durante il quale Salvini e Di Maio minacceranno un paio di volte al mese la rottura e Tria vestirà i panni del mediatore, magari subendo endemiche accuse di arrendevolezza al nemico europeo.

Si chiama gioco delle parti e quando è così evidente non è neppure divertente.

Tutta questa ingarbugliata situazione nasce essenzialmente dalla volontà del governo di tenere aperta una porta, almeno fino alle elezioni europee, alla possibilità di includere tra gli aventi diritto ai rimborsi anche gli azionisti storici, in particolare delle banche venete, i cui interessi erano certamente penalizzati dal testo uscito dalla Camera, anche se conforme alle norme europee.

Non sono però affatto convinto che l’attuale bozza di decreto attuativo sia molto più remunerativa, per gli azionisti storici, del testo uscito dalla Camera: a me, come ho cercato di spiegare, sembra un gran pasticcio, aggravato dal fatto che si continua ad ignorare il rischio che l’assenza di una norma deroga ai termini di prescrizione, presente, sebbene ben mimetizzata, nel testo Camera, determini alla fine conseguenze disastrose nella restrizione della platea degli aventi diritto.

Un decreto per uscirne vivi Ammesso che sia comunque utile insistere su questa strada, io credo che il governo farebbe bene a cambiare subito la legge di bilancio, con un decreto giustificato dalla necessità e dall’urgenza di sanare alcuni aspetti di illegittimità della norma, senza tuttavia demordere dal tentativo di includere gli azionisti storici.

Mi spiego meglio: mi pare inevitabile concedere all’Europa l’esclusione delle microimprese dai profili rimborsabili.

Mi sembra vantaggioso per i risparmiatori che hanno subito il misselling e lo possono dimostrare, ripristinare le commissioni arbitrali Consob adeguatamente potenziate, liberando così decine di migliaia di domande di rimborso da ogni possibile obiezione dell’Unione europea: finora Consob ha accolto l’87,5% dei ricorsi, liquidando 854 richieste di rimborso positivamente.

Infine sarebbe possibile riscrivere nel decreto una norma a tutela di un binario specifico e parallelo rispetto al misselling per gli azionisti storici, in modo meno pasticciato e contraddittorio di come accaduto con la marcia indietro effettuata nel decreto attuativo.

Nella peggiore delle ipotesi la Commissione europea aprirebbe comunque un contenzioso solo su quest’ultimo punto, ma intanto i rimborsi di tutti gli altri risparmiatori andrebbero avanti.

Questa soluzione andrebbe approfondita da un tavolo tecnico e ulteriormente dettagliata, ma è già un primo punto di discussione per tenere insieme esigenze molto diverse tra loro.

Francamente, senza una soluzione di questo genere, vedo molto difficile che i 500 milioni stanziati sull’esercizio dell’anno corrente verranno mai utilizzati, se non per coprire il deficit derivante dalle minori entrate dovute all’effettivo tasso di crescita del Paese.

Vi ringrazio per l’attenzione e vi affido queste mie modeste riflessioni, sperando risultino di qualche utilità.

Un cordiale saluto.

Roma, 25 Febbraio 2019

Andrea Augello

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