Tormentone TAV

Il governo degli sfasciacarrozze sull’orlo di una crisi di nervi.

Dopo neanche un anno di governo e dopo aver fatto un discreto numero di danni e stupidaggini, il governo rischia, di nuovo, di cadere sulla Tav.

La questione non è tecnica, - basti pensare che i cosiddetti tecnici chiamati ad analizzare costi e benefici li ha scelti Toninelli - ma politica.

Dopo i capitomboli nelle elezioni regionali Di Maio teme che un passo indietro sul fronte no tav trascini il movimento verso il baratro.

Salvini a sua volta teme che i voti appena incamerati siano materia volatile e delicata, mentre sulle opere pubbliche, come la Tav, rischia di perdere quota nell’elettorato storico della Lega nelle regioni del nord.

Inoltre comincia ad essere evidente che molte bugie si dimostreranno tali ben prima delle europee: a cominciare dai dato sulla crescita stimato dal governo, per non parlare dei buchi nelle coperture della manovra, del saccheggio del reddito di cittadinanza da parte di stranieri, rom, falsi poveri, microcriminali di ogni genere, del blocco dei fondi destinati ai risparmiatori, determinato dall’assoluta incapacità di scrivere una norma attuabile.

Tutto emergerà già a metà aprile.

Tuttavia non è detto che il governo cada sul serio.

Dopotutto i cinque stelle non hanno alternative e Salvini, almeno finora, sembra persuaso che la sua espansione elettorale continuerà restando al governo.

Aspettiamo che la telenovela Tav si consumi fino in fondo.

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