Caso Siri

I 5 stelle vogliono cacciare a calci dal governo il sottosegretario leghista accusato di corruzione.

Salvini, dopo due settimane di strenua difesa del suo uomo, si appresta ad abbandonarlo al suo destino.

Il premier Conte farà votare dal prossimo consiglio dei ministri l’espulsione dal governo del sottosegretario della Lega Siri, accusato dai giudici di corruzione.

Conte ha respinto anche qualsiasi richiesta di dilazione, dopo che Siri si era dichiarato disponibile a dimettersi, ma solo nel caso in cui i giudici, dopo averlo ascoltato, non avessero archiviato la sua posizione.

La notizia ha raggiunto Salvini in Ungheria e lo ha profondamente irritato.

Tuttavia, per la prima volta nel rapporto con i cinque stelle, il leader leghista è parso oggettivamente sprovveduto, regalando ai partner di governo una significativa vittoria di immagine.

Era infatti chiaro come l’unica possibile difesa di Siri fosse minacciare una crisi di governo, del tutto improponibile in piena campagna elettorale, a meno di non volerci rimettere quattro o cinque punti percentuali.

Dunque non rimaneva che far dimettere spontaneamente Siri e rimandare i conti a dopo il 26 maggio.

Così non é stato, Salvini ha peccato di presunzione e ora Siri viene di fatto cacciato dall’esecutivo, prima ancora che lo abbiano sentito i magistrati, con un umiliante votazione del CDM alla quale i ministri della Lega non parteciperanno.

Nel governo degli sfasciacarrozze siamo ormai giunti al livello minimo di coesione interna.

Ma questo non significa che Salvini abbia compreso che è ora di staccare la spina.

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