Conte come Baglioni, in una strofa di "Apri quella porta"...

Bisogna, come me, non essere più giovani per ricordarsi le strofe di una vecchia - e dimenticabile - canzone di Claudio Baglioni, forse del 1973, intitolata “ Apri quella porta”, presente nel 33 giri “Gira che ti rigira amore bello”.

I versi raccontavano di un giovane inchiodato davanti alla porta di casa di una ragazza bella, apparentemente timida e indisponibile ad aprire, perché sola in casa, causa la provvisoria assenza dei genitori.

Il più che determinato spasimante non lasciava nulla di intentato per farsi aprire, arrivando a minacciare un improbabile suicidio e dichiarandosi continuamente sul punto di andarsene.

In particolare il Presidente del Consiglio Conte, nella conferenza stampa, sembrava davvero ripetere le parole di quel testo di Baglioni, che infatti mi sono tornate alla mente: “E vado via, sto andando via, me ne sono quasi andato via. Se tu non cambi idea, parola mia che faccio qualche fesseria...”.

Alla fine, nella seconda strofa, la ragazza cedeva, liberando la sospirata soglia.

Così dovrebbero fare ora, secondo Conte, Di Maio e Salvini.

Vabbè che l’Italia è la patria del melodramma, ma perché fare una conferenza stampa e non un semplice Consiglio dei Ministri, nel quale basterebbero poche battute e un paio d’ore di lavoro per accertare le effettive intenzioni dei due litigiosi vice?

La risposta è semplice: nel gioco del cerino Conte si chiama fuori, lasciando il piccolo e fastidioso oggetto incandescente nelle mani dei due demiurghi.

Toccherà a loro, semmai, ammazzare nel pieno dell’infanzia politica il bambinaccio del governo del popolo.

Dove non si contano più gli insulti quotidiani, le imboscate mediatiche, le dimissioni dei ministri indagati o condannati e le tonnellate di immondizia, che ogni giorno i due partiti si tirano addosso.

Tutte cose che non sembrano intaccare il potere magnetico che le poltrone ministeriali esercitano sulle terga dei ministri del popolo.

Almeno per ora.

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