Totti a reti unificate

Totti a reti unificate è certo un’esagerazione mediatica, ma lo psicodramma giallorosso è solo un altro indizio del declino della capitale.

Non sono romanista e neppure mi sfugge un tratto di esagerazione che caratterizza i travagli di Totti da quando si è congedato dal suo pubblico dopo una straordinaria carriera calcistica.

Tuttavia colgo nel declino della Roma e nella stralunata gestione americana di una società calcistica a cui sono sfuggiti risultati, tifosi, allenatori e da ultimo persino lo spogliatoio, qualcosa di meno fatuo di una stagione sportiva infelice: vedo invece un capitolo minore di un ben più grave e generale problema di declino della città.

Intanto la situazione della Roma è anche figlia dell’inesorabile tramonto delle vecchie grandi famiglie imprenditoriali cittadine: per trovare qualcuno che possa permettersi un grande club in grado di non sfigurare in serie A bisogna andare negli USA o sperare in una cordata araba.

Inoltre, diciamolo chiaramente, senza la contropartita di un nuovo stadio persino gli stranieri avrebbero qualche problema ad investire sulla squadra.

La verità, purtroppo, è che qui non si trova più qualcuno disposto ad investire sul futuro della città e non soltanto sul club giallorosso.

Non le forze politiche di governo, con i 5 stelle che hanno bloccato questa città senza neppure garantire il minimo di trasparenza e di legalità che era lecito aspettarsi dal loro esasperato quanto autocertificato moralismo, mentre la Lega continua a coltivare progetti “autonomisti” che prevedono il trasferimento al nord di massicce aliquote della pubblica amministrazione ministeriale.

Per non parlare del PD, che semplicemente rifiuta di prendere atto dell’impossibilità di riproporre minestre riscaldate e fallimentari che risalgono a venti anni fa.

Da Roma si tengono lontani i fondi di investimento, mentre i principali players del passato, con pochissime eccezioni, sono travolti dai debiti o da guai giudiziari.

Roma senza fondi, senza leggi speciali per la capitale, senza idee.

Nonostante forze sane e risorse imprenditoriali capaci di affrontare e superare la crisi suggeriscano nuove potenzialità per il futuro della città, prevale una certa depressione.

Di questo dovrebbe iniziare a discutere la destra cittadina, della necessità di un progetto contro il declino di Roma.

Ne ha bisogno la città, ne ha bisogno il Paese.

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