Morte del Carabiniere Cerciello

Troppo chiasso e troppe cadute di stile della politica intorno alla morte del Carabiniere Cerciello.

Sarà che invecchiando divento intollerante oppure sarà per la mia idiosincrasia rispetto ad una politica ridotta a messaggi urlati sui media da gente ignorante e priva di scrupoli, ma davvero ho trovato inadeguata e sgradevole la cifra mediatica del dibattito politico intorno alla tragedia che ha visto, a Roma, un carabiniere cadere nell’adempimento del proprio dovere.

Intanto non mi sono piaciute le reazioni a caldo e cioè le dichiarazioni nelle primissime ore dopo l’omicidio.

Con tutto il rispetto e persino la simpatia per Salvini, un ministro degli interni non commenta un dramma di questa portata dicendo “Lo hanno ammazzato due stronzi. Lavori forzati a vita”.

Non dovrebbe parlare così, perché, anche per rispetto alla famiglia, le istituzioni non parlano in questo modo di un evento drammatico e non evocano i lavori forzati, che in Italia non esistono come pena detentiva, ma come strumento di rieducazione e reinserimento attraverso le case lavoro.

Anche le risposte delle opposizioni, però, scatenate dopo la pubblicazione della foto di uno dei due presunti - direi anche più che presunti - assassini, bendato negli uffici di Via in Selci, sono state stucchevoli e inutili, vista la durissima dichiarazione di censura già diffusa precedentemente dal Comandante dell”Arma.

Per non parlare di quei patetici siparietti delle dichiarazioni di venti secondi nei TG: avete presente quando un parlamentare si avventura, in un pezzo del telegiornale, in una solitaria dichiarazione, a metà tra la recita scolastica e uno stralunato soliloquio?

Beh, quelle dichiarazioni andate in onda a commento dell’omicidio di Roma sono state tutte particolarmente stralunate.

Tutto questo circo è già inadeguato per affrontare i problemi quotidiani del Paese, ma diventa insopportabile quando accade una efferato delitto.

Un controllo in un’operazione di routine si trasforma in tragedia, perché un balordo ragazzino, viziato e americano, si abbandona a un raptus omicida.

Una reazione spropositata, che lascia la famiglia della vittima di fronte ad una morte quasi assurda.

Ecco, in questi casi la politica dovrebbe muoversi in punta di piedi, con grande garbo e responsabilità istituzionale.

Dovrebbe concedersi una pausa dal furor mediatico e accostarsi con rispetto e sincera commozione al feretro di un uomo che ha pagato un prezzo enorme al suo senso del dovere.

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