Veti reciproci tra PD e 5 stelle

I veti sono tutti incentrati sulle poltrone del governo. Tuttavia, nonostante alcuni errori di Salvini, continuo a credere che la nascita questo governo giallorosso non sia ancora scontata.

A breve, giornata decisiva.

La posizione di Zingaretti dopotutto ha un senso politico: se Conte è stato l’uomo giusto per una sintesi tra Lega e 5 Stelle, come si può pretendere che vada bene pure per una sintesi col Pd?

Inoltre, con Renzi che, un giorno sì e l’altro pure, fa di tutto per proporsi come garante di questo governo, davvero non capisco perché il leader del Pd dovrebbe inchinarsi davanti a Conte e al suo principale oppositore per fare un governo di breve respiro. Senza contare che spiegare tutto questo pasticcio agli italiani non è facile.

Alla fine ci potrebbe essere una sola, vera ragione per Zingaretti per trovare un compromesso a tutti i costi e cioè il dubbio che, alla fine, di fronte ad un fallimento della trattativa, Di Maio ritrovi un accordo con Salvini.

In quel caso Zingaretti verrebbe processato pubblicamente da Renzi, che lo accuserebbe di essersi dimostrato uno sprovveduto.

Anche per questo la Lega non fa per nulla bene a continuare a lasciar trasparire la propria disponibilità a tornare sui suoi passi.

Insomma, anche se forze potenti e ben determinate spingono per legittimare un’intesa tra Pd e 5 Stelle, secondo me qualche tenue possibilità che si riesca a trovare una strada per andare alle urne c’è ancora.

Anche perché, diversamente da quello che molti pensano e anche scrivono, intervenendo su questa pagina, a me non sembra che il Presidente Mattarella intenda menare troppo a lungo questa faccenda.

La mia impressione è che se a breve non si arriva all’accordo, l’idea del Quirinale sia quella di andare al voto.

Certo molti errori, tutti in buona fede, sono stati commessi nella scelta dei modi e dei tempi per aprire questa crisi, però c’è ancora qualche piccolo spiraglio per sperare nella naturale soluzione di questa brutta storia, affidando di nuovo agli elettori il compito di fare le loro scelte.

Insomma il pronostico più accreditato potrebbe rivelarsi sbagliato, come spesso accade quando si pretende di trasformare in realtà politica una strategia da tavolino.

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