Mose ed Expo: non bastano poteri speciali all'anticorruzione

Le inchieste sull'Expo di Milano e sul Mose dimostrano, al di là delle responsabilità individuali, l'esistenza di un sistema molto ramificato finalizzato al controllo dei grandi appalti.

Un sistema che attraversa la pubblica amministrazione, la politica e lambisce anche personalità provenienti dagli organi di polizia giudiziaria.

Non si può trattare con superficialità questo quadro e non basta inasprire le pene o mobilitare la fragile Autorità dell'anticorruzione.

Occorre ripensare in profondità il sistema degli appalti e innovarlo alla radice.
Privilegiando il controllo preventivo dei capitolati di gara anche ricorrendo all'opera delle prefetture o di organismi ad hoc approntati dagli organi di polizia giudiziaria.

E' inquietante scoprire nelle inchieste i nomi dei soliti noti faccendieri degli anni Novanta, ancora in sella e in grado di nuocere al Paese.

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