Un governo giallo, rosso e color Renzi

È ufficiale: il governo giallorosso adesso è anche formalmente un governo giallo, rosso e color Renzi.

L’ex premier, nonostante abbia ricevuto in dote due ministri e cinque sottosegretari, si fa un partito suo e diventa il capo del quarto partito di maggioranza.

Per Conte e Di Maio ogni foto ricordo dei vertici di maggioranza sarà un’altra pugnalata al loro elettorato.

Renzi non ha perso tempo: in settimana nascerà il suo nuovo partito, formalmente presente nella coalizione e indispensabile per la sopravvivenza dell’esecutivo.

Non si nasconderà dietro la leadership di Zingaretti o dietro i suoi due ministri, che solo gli addetti ai lavori sanno essere renziani.

Sceglie invece di essere formalmente leader di un nuovo partito e quindi uno dei leader della coalizione di governo, ben visibile a tutti.

Per Conte e Di Maio la finzione narrativa di aver chiuso un accordo solo con Zingaretti, già debole e poco credibile, diventa ora impossibile.

Se vogliono restare in sella, devono ora dire chiaro e tondo ai loro elettori che Renzi è l’alleato che si sono scelti per non schiodare le pingui terga pentastellate dagli incarichi ministeriali.

Ogni vertice di maggioranza li costringerà a sedersi intorno ad un tavolo con Matteo Renzi, che dirà la sua su tutto: nomine, programmi, manovra finanziaria, banche, rapporto con l’Europa.

Ogni foto con Di Maio e Conte che sorridono con Renzi e Zingaretti sarà una pugnalata agli ingenui elettori grillini.

Ma il tocco di perfidia finale Renzi lo riserva a Zingaretti, lasciando una parte dei suoi parlamentari nel PD, riservandosi di riprenderseli se e quando avrà consolidato una percentuale decente di consensi intorno al suo partito.

Nel frattempo risultano utilissimi a puntellare i suoi ministri, lasciando Zingaretti nel dubbio dell’effettiva portata del condizionamento renziano sui suoi gruppi parlamentari.

Vediamo quanto dura questa tragicommedia giallorossa...

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