Banca Popolare di Bari

Un salvataggio camuffato sotto improbabili etichette.

Nei tristi giorni del governo degli sfasciacarrozze se ne vedono di tutti i colori, persino il travestimento di un tardivo intervento pubblico, per salvare una banca decotta da tempo, nell’impossibile parto di una banca di investimenti per il sud.

Comincerei col ricordare che non solo la popolare di Bari è una normalissima banca commerciale, ma che nel nostro ordinamento non esistono banche pubbliche di “investimenti”, né ne potrebbero nascere, anche spiegando meglio in una legge cosa diavolo si intenda per banca di investimenti, (banca di investimento con strategie locali, internazionali o cosa?) con capitali pubblici di investimento, a meno di attrezzarsi ad una guerra guerreggiata con la Commissione europea.

E comunque, anche superando tutte queste difficoltà, non si capisce in che dovrebbe investire una banca che dispone a stento dei quattro baiocchi stanziati in fretta e furia per mettere una pezza sul default.

Insomma servono le dimensioni di Intesa San Paolo per evocare una banca di investimenti, ben sapendo che le vere banche di investimenti sono i colossi come Jp Morgan Chase, Citigroup o le banche che fanno solo investimenti senza retail, come Merril Lynch e Goldman Sachs.

In realtà questo intervento è solo una roba già vista, una di quelle che faceva gridare allo scandalo i vecchi cinque stelle, con il primo doloroso corollario degli azionisti rimasti fregati da un’altra popolare saltata, dopo infiniti errori e distrazioni degli organi di vigilanza.

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