Trump ordina l’omicidio del generale iraniano Soleimani

È un azzardo che coinvolge anche i soldati italiani in Iraq.

Questa idea di ricorrere a omicidi commissionati a reparti di élite o realizzati attraverso l’impiego di droni, come soluzione di intricati problemi internazionali, non è un’invenzione americana, ma ha radici lontane e vittime più illustri del generale Soleimani.

Così i romani chiusero i conti con Annibale e forse anche con Attila, probabilmente vittima di un avvelenamento.

Più di recente gli israeliani hanno eliminato senza troppi complimenti diversi leader palestinesi, tanto dell’OLP quanto di Hamas.

Ma l’episodio di Soleimani segna un salto di qualità, perché stavolta non cade la testa di un terrorista come Bin Laden o di un capo dell’Isis: il generale era di fatto il numero due dell’Iran, quindi un leader politico e militare di primissimo piano di un Paese sovrano, riconosciuto da tutte le altre nazioni e presente all’ONU.

È un atto di guerra che determinerà una pericolosa escalation prima in Iraq, poi in tutta la regione.

E in Iraq ci sono 1100 soldati italiani che forse sarebbe il caso di richiamare.

Li abbiamo spediti laggiù per addestrare i curdi, che poi sono stati abbandonati al loro destino davanti all’attacco di Erdogan.

E il loro compito era contenere l’Isis, non certo fare la guerra all’Iran, che tra l’altro collaborava sul campo nella guerra al Califfato.

Insomma se Trump ha deciso di rischiare una guerra con l’Iran, faremmo bene a tirarci fuori da una situazione che nulla ha più a che fare con incarico che il Parlamento italiano assegnò alle forze armate per la missione in Iraq.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna