Richiamare i nostri mille soldati

Come era prevedibile il parlamento iracheno chiede che tutte le truppe straniere abbandonino il territorio nazionale.

Sembra logico dedurre che l’esecutivo sciita confermerà questa decisione.

Insisto nel dire che sarebbe il caso di richiamare i nostri mille soldati nel più breve tempo possibile.

Come avevo già scritto, l’assassinio del generale Soleimani e del capo delle milizie sciite irachene ha come inevitabile conseguenza una rottura dell’alleanza tra il governo sciita dell’Iraq e le forze della NATO presenti su quel territorio, nata nella comune battaglia contro l’ISIS.

La situazione italiana è particolarmente paradossale.

In Iraq abbiamo mille uomini, soprattutto Carabinieri, che addestrano la polizia e l’esercito iracheno, dopo aver armato e addestrato i combattenti peshmerga, cioè i curdi.

Ora i curdi sono stati abbandonati dagli USA in pasto all’esercito turco e addestrare poliziotti e militari iracheni con il legittimo governo dell’Iraq che ci chiede di alzare i tacchi e andarcene a casa, mi pare francamente problematico.

Del resto in Iraq ci siamo finiti sotto l’egida NATO e sotto comando americano.

Nel momento in cui gli Stati Uniti compiono un’azione di guerra come quella che ha portato all’eliminazione di Soleimani, sul territorio iracheno e senza alcuna consultazione con gli alleati, è chiaro che vengono meno tutte le condizioni che avevano reso utile e possibile una nostra presenza militare.

In pratica, da alleati e difensori del governo iracheno contro Daesh, siamo diventati occupanti non desiderati del territorio nazionale iracheno.

Magari a qualcuno sembra che Trump abbia avuto un’idea brillante.

Ma di certo per l’Italia si tratta di una situazione che non ha più nulla a che vedere con le ragioni che spinsero il nostro Parlamento ad autorizzare la missione.

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