Papa Francesco si è guadagnato la mia simpatia

Per la prima volta, vedendolo pregare in Piazza San Pietro deserta con accanto il crocifisso di San Marcello, Papa Francesco si è guadagnato la mia simpatia.

Non sono certo un campione della fede cattolica, ma vedendo Papa Francesco pregare da solo con accanto, quasi fosse una bandiera, il crocifisso della chiesa di San Marcello che nel 1522 “fermò” la peste a Roma, ho provato simpatia ed anche un po’ di tenerezza.

Il coronavirus non è la peste, ma è comunque un discreto casino di pandemia e francamente, visti i risultati fin qui ottenuti dalla scienza nel contenere il contagio, il crocifisso di San Marcello mi sembra assolutamente competitivo con la Protezione civile.

Ma non è la speranza di una reliquia miracolosa che mi interessa: in quell’immagine del Pontefice solitario sulla piazza della Basilica, ho visto rinnovato il tentativo del Vescovo di Roma di aprire un ponte, da cui viene appunto la parola pontefice, fra cielo e terra, innalzando una croce che è simbolo di sofferenza e di riscatto, nel 1522 come oggi.

Lo ha fatto con stile e senza troppe spiegazioni, che pochi avrebbero compreso, puntando sulla grande suggestione del rito nella cornice, quasi metafisica, della piazza deserta, in grado di comunicare una grande emozione ed anche una percezione ancestrale e istintiva del senso di quella speciale liturgia dell'indulgenza plenaria.

Non so che effetto avrà sull'epidemia, ma a me è piaciuto.

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