Una lunga riflessione sul Mascherinagate

Zingaretti convoca il consiglio. Per dire cosa?

Più che un post, una lunga riflessione sul Mascherinagate.

Lo avevamo scritto quasi quattro settimane fa: avevamo la volontà e i mezzi per fare luce sul pasticcio delle mascherine e ci saremmo riusciti.

Così è stato: abbiamo composto un mosaico di prove e testimonianze che ha travolto con irrisoria facilità il fragile muro di bugie di chi ci voleva zittire.

Partiamo da qui: chi ci voleva zittire?

Ho sempre avuto un rapporto sereno con i miei avversari, con alcuni dei quali mi confronto anche volentieri prima di fare qualche scelta importante.

Ma non ho l'abitudine di subire - o di far subire alla mia parte - angherie, prepotenze e insulti senza reagire.

In questa vicenda l'entourage del Presidente e qualche membro della giunta hanno sottovalutato la nostra comprovata capacità di meritare sul campo il rispetto di qualunque antagonista.

Roberta Angelilli e la giovane Chiara Colosimo sono state descritte come spacciatrici di fake news, speculatrici e sciacalle, solo per aver detto la verità, peraltro in modo garbato e ben documentato.

Non solo: nel corso di una surreale audizione in Regione, il vice presidente della Giunta, Daniele Leodori, ha raccontato tante di quelle cazzate da lasciar intendere di non avere alcun rispetto dell'intelligenza dell'opposizione.

Oggi sono tutti molto meno baldanzosi e spiritosi, perché in pochi giorni abbiamo portato all'attenzione dei media gran parte del marcio di questa storia e così si è scoperto - e dimostrato per tabulas - che le uniche fake news sono in alcuni atti della amministrazione regionale e nelle slide di Leodori, mentre gli unici speculatori sono quelli che volevano lucrare sulle mascherine senza averne neanche la capacità, giacché agli imbecilli risulta impossibile persino rubare senza farsi beccare.

Mi dispiace, perciò, aver usato qualche ruvidezza, ma bisognava ristabilire le distanze e i rispettivi ruoli con gente che evidentemente si era immotivatamente convinta della propria invulnerabilità.

Tutto questo è comunque secondario rispetto al centro della questione, che a Zingaretti non può sfuggire.

Al tempo del Covid 19, una storia così sgangherata, come quella che abbiamo portato alla luce, esige provvedimenti immediati.

La gente, giustamente, non può tollerare che mentre il Paese sta affrontando una crisi che ha le dimensioni della tragedia, un'improbabile banda di pseudo imprenditori si sia improvvisata, con risultati disastrosi, importatrice di mascherine per speculare e truffare, anche grazie alla disattenzione e al dilettantismo, nella migliore delle ipotesi, di un pezzo dell'amministrazione regionale.

Oggi Nicola Zingaretti non è solo il Presidente della Regione, ma anche il leader del PD.

Una dimensione politica che non gli consente certo di giocare a rimpiattino nascondendosi dietro le bugie di Tulumello, le storielle di Leodori, le scampagnate di Ruberti, le lezioni di Karatè di Cocco.

Serve un colpo d'ala, serve il coraggio di spalancare le finestre e spazzare via l'odore di pecorino marcio che circonda questa vicenda.

Dunque giovedì in Consiglio regionale non basteranno belle parole e magari anche qualche accenno alle scuse dovute all'opposizione.

Occorrono fatti, occorre la forza di dare il benservito a chi ha sbagliato, di dimostrare che non si hanno timori nel mandare a casa chi ha scritto sciocchezze negli atti e non è stato neppure in grado di leggere il codice di una società finanziaria in un sito Internet o chi ha aperto le porte della regione alla Ecotech lasciando fuori società ben più serie e accreditate.

Noi non abbiamo ancora finito, ma da quello che abbiamo in mano direi che questa immediata presa di distanze è l'unica cosa sensata che può fare Zingaretti.

Ma non sono affatto certo che nella Regione accadano in prevalenza cose sensate.

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