La base di partenza dei Recovery fund è promettente

Credo che il centrodestra debba prendere atto che qualcosa si è mosso in Europa.

Ora bisogna vigilare sulle regole di accesso al fondo e soprattutto pensare bene a come non sprecare queste risorse.

Avevo tentato di richiamare l’attenzione del centrodestra con un articolo sul Foglio un mese fa, dove facevo il punto sul dibattito in corso tra gli economisti tedeschi in merito all’opportunità di creare un debito europeo e non ripartito tra i singoli stati nazionali per affrontare la crisi.

Facevo notare come per la prima volta in Germania si fosse saldato uno schieramento favorevole agli eurobond, creando un fronte trasversale tra una pattuglia di economisti conservatori provenienti dalla Bundesbank e dai consiglieri della Merkel, fino a quasi tutto il mondo finanziario che aveva mostrato simpatia per Schroeder.

Sul piano politico i Verdi erano stati i primi, infine, a far propria la tesi degli eurobond.

Era chiaro, seguendo quel dibattito, che la Germania era matura per rompere un tabù, aprendo le porte a un’emissione di obbligazioni europee per fronteggiare la crisi Covid.

Ora l’annuncio della Commissione dimostra che quella discussione fotografava un momento di elaborazione di un profondo cambiamento dell’approccio politico europeo ai temi della crescita, che ha trovato nella pandemia un primo campo di sperimentazione e un’occasione di accelerazione.

Prima di cantare vittoria aspetterei il negoziato che fisserà le regole di accesso alle risorse stanziate: mi aspetto infatti i colpi di coda di Olanda, Danimarca e soci.

Poi vedremo sul serio in che modo potremo usare queste nuove opportunità.

Tuttavia, per il momento, il centrodestra ha già elementi sufficienti a iniziare una riflessione sul mutato paesaggio europeo nel quale ci prepariamo a rispondere alla crisi.

Ignorare l’evidenza infatti non porta da nessuna parte.

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