Gli stati generali? Non vanno più dal 1789...

Capisco l'indisponibilità delle opposizioni a sfilare sulla passerella di chiacchiere in libertà organizzata dal Presidente del Consiglio per parlare - ancora parlare? - della ripresa, sotto l'anacronistica etichetta di una convocazione dei cosiddetti Stati Generali.

Persino le associazioni imprenditoriali hanno partecipato controvoglia ad un evento di cui non si avvertiva la necessità, visto che la convegnistica è una disciplina non proprio richiesta in una situazione di emergenza dove forse concentrarsi sulla soluzione dei grotteschi ritardi che bloccano i pochi provvedimenti già assunti sarebbe un‘attività di gran lunga più adeguata alle attese del popolo italiano.

Ma a parte ciò, mi chiedo: ma a chi diavolo è venuto in testa di parlare di convocazione degli Stati Generali?

L'idea è davvero infelice, visto che trattasi di un'istituzione risalente al Medio Evo, sopravvissuta in Francia fino alla fine del diciottesimo secolo, quando venne spazzata via dalla rivoluzione francese.

Li convocò per l'ultima volta Luigi XVI nel 1789 per discutere, guarda un po', della crisi finanziaria che funestava il regno.

Anche all'epoca l'iniziativa parve intempestiva e anacronistica, visto che il popolo già reclamava l'Assemblea nazionale, cioè il Parlamento. Subito dopo la Rivoluzione spazzò via la monarchia.

Quindi porta pure un po' sfiga convocare gli Stati Generali.

E poi fa molto Ancién Regime, evoca un Conte paternalistico, col parruccone, la cipria e i cortigiani al seguito.

Visto che un Parlamento ce lo abbiamo, a che servono questi Stati Generali?

A fare un po' di propaganda, suppongo.

Del tutto inutile dopo decine di appelli a reti unificate e la continua occupazione dei Tg degli ultimi due mesi da parte del Presidente del Consiglio.

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