Comincia davvero la partita del Quirinale

Tutte le aspirazioni sono legittime, ma chi oggi lavora per trovare un alternativa alla candidatura di Draghi, punta in realtà a spaccare il centrodestra con un nuovo governissimo dopo le elezioni...

Giorgia Meloni non ha certo bisogno dei miei consigli alla vigilia delle prime votazioni per il Quirinale.

Vale la pena però sottolineare come questa partita nasconda, neanche tanto, un problema ben più importante della discussione su Draghi a Palazzo Chigi per un altro anno o Draghi al Quirinale.

I fautori della prima soluzione non hanno affatto a cuore un’improbabile insostituibilità dell’attuale maggioranza e del Presidente del Consiglio per i prossimi dodici mesi, visto che è ormai chiaro che nessuno, compresi Lega e Forza Italia, ha la minima intenzione di andare a elezioni anticipate.

La verità è che, se Draghi andasse al Quirinale, sarebbe molto più difficile scomporre dopo le elezioni le tradizionali alleanze delle coalizioni contrapposte.

Se, al contrario, Draghi rimanesse tagliato fuori dalla partita e quindi disponibile per un Draghi bis, sarebbe facilissimo riciclare con piccole modifiche l’attuale maggioranza anche dopo elezioni in cui dovesse prevalere il centrodestra.

Di questo scenario bisogna tenere conto nel valutare la sincerità anche del dibattito in corso nel centrodestra su questo argomento.

Poi tutte le ambizioni restano legittime, compresa quella di Berlusconi di tentare, con la sua candidatura, un colpo di mano, tecnicamente possibile, ma politicamente improbabile.

Il problema è stanare le posizioni ambigue e chiarire quale sia l’effettiva tenuta della coalizione rispetto alle prossime elezioni e alla legge elettorale che ne determinerà le regole.

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