A Kiev si muore per l’Europa che non c'è

Si battono come leoni i giovani militari e i civili ucraini, chiedendo aiuto a un’Europa che non c’è.

E di cui ci sarebbe un grandissimo bisogno.

È l’Europa che avrebbe dovuto confederare popoli solidali e uniti nell’affermazione di un comune destino, l’Europa che sognavamo quando eravamo ragazzi, l’Europa capace di rientrare nella storia.

Ben diversa dal monolite freddo e burocratico dell’Unione, ma anche dagli sciovinismi dei singoli stati nazionali.

Questa assenza rende ancora possibili atti insopportabili e anacronistici come l’invasione voluta da Putin, con tutte le drammatiche conseguenze, anche economiche che pagheremo nelle prossime settimane.

La fiera resistenza del popolo ucraino può ancora rendere incerta la partita.

E questa fierezza merita molto più della nostra solidarietà: merita la nostra commozione, la nostra partecipazione emotiva, la nostra mobilitazione.

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