Caso Di Stefano

Per il quarto giorno di seguito sulla stampa nazionale si parla dell'ingresso in parlamento dell'ex assessore inquisito; grazie alla decisione di Marino di nominare la Leonori.

Ma il sindaco tace.

Dopo Repubblica, oggi sono Messaggero e Corriere della sera a ricostruire le varie fasi della decisione di Marino di ottenere le dimissioni dalla Camera di una parlamentare del Pd, offrendo in cambio un posto in giunta e determinando così l'ingresso di Di Stefano in Parlamento.

Per la verità tace tutto il Pd: si ha la sensazione che questa inchiesta, con i suoi risvolti oscuri e tragici, annunci la fine di un'epoca e il tracollo di un ceto politico.

Certo, sarebbe davvero paradossale se dopo aver tanto evocato lo spettro di presunti fasciomafiosi infiltrati nelle amministrazioni pubbliche, la sinistra dovesse scoprire e riconoscere l'esistenza di un inquietante intreccio fra tangenti e criminalità, con protagonisti di sicura fede narcodemocratica.

Mi auguro di no. Mi auguro che alla fine tutto si risolva in una bolla di sapone.

Ma questo silenzio non promette nulla di buono.

Credo che le altre opposizioni stiano sottovalutando questa situazione, visto che anche oggi soltanto NCD sollecita un chiarimento da parte del Sindaco.

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