Non è per niente geniale identificare l'Islam con il terrorismo. Soprattutto non conviene.

Come temevo l'attentato di Parigi ha aperto la stura ad un dibattito del tutto inadeguato.

Anche a casa nostra, qualcuno ha preso la palla al balzo per dire che Islam e terrorismo sono due facce della stessa medaglia. Che è proprio quello che vogliono comunicare i terroristi.

Per nostra fortuna non è vero e non è utile cercare di far credere che lo sia.

Il commando francese che ha assaltato Charlie Hebdo ha trovato sulla sua strada un poliziotto franco algerino, quindi musulmano. E lo ha ucciso.

Nel supermercato Cacher un altro musulmano, un ragazzo del Mali, ha rischiato la sua vita per nascondere nella cella frigorifera un gruppo di potenziali ostaggi di fede ebraica.

Ogni giorno in Irak, Siria, Nigeria, Libia, i fondamentalisti massacrano migliaia di loro correligionari, che certo non pensano che i loro nemici siano i rappresentanti dell'Islam.

Militari di fede musulmana combattono con le armi in pugno l'Isis in Irak e in Siria.

Interesse dell'Europa è quindi non schiacciare sulle posizioni fondamentaliste tutto l'Islam, cercando, al contrario, ogni possibile alleanza per tagliare alla radice ogni consenso al terrorismo.

Mi rendo conto che è più facile fare propaganda dicendo che dietro ogni immigrato musulmano si nasconde un potenziale terrorista, ma non conviene insistere su un tema di questo genere, perchè è esattamente quello che serve ad espandere la base di consenso del fondamentalismo.

Possiamo e dobbiamo difendere le nostre frontiere da un'immigrazione incontrollata, senza però lanciare una campagna d'odio contro una fede religiosa in cui si riconoscono un miliardo e mezzo di persone.

Persino i crociati, mille anni fa, se ne resero conto e non esitarono ad allearsi con i Fatimidi egiziani contro il califfato sunnita, pur di salvare il regno di Gerusalemme.

Possibile essere più intransigenti di un crociato?

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