La procura di Arezzo non ha inviato le carte

Come temevo la procura di Arezzo non ha inviato le carte che sono necessarie per capire su quali basi poggino i filoni di inchiesta su Banca Etruria di cui parlano diversi giornali e che la commissione non riesce ad approfondire.

Quindi, come promesso, ho nuovamente scritto al Presidente Casini e la commissione ha deciso di trasmettere la lettera al procuratore di Arezzo.

Nella missiva rispondo anche alla temeraria minaccia di denuncia per calunnia...

Egregio Presidente, presa visione del materiale trasmesso dalla Procura di Arezzo su Banca Etruria, devo purtroppo confermare che la Commissione continua a non disporre della documentazione relativa ad alcuni filoni di inchiesta di cui abbiamo avuto dettagliate notizie dai giornali.

In particolare:

- indagine per i reati di bancarotta e bancarotta fraudolenta.

Mentre siamo informati sulle quattro richieste di rinvio a giudizio per bancarotta, da cui si evincono gli imputati ed i reati contestati, oltre che della requisitoria del Pm, nella quale vengono sommariamente spiegati i motivi per cui i membri del Cda in carica dopo il 2010 non sono stati rinviati a giudizio, nulla sappiamo dei documenti - e soprattutto delle ragioni - che avrebbero indotto il dottor Rossi, il 28 Settembre 2017, a chiedere un supplemento di sei mesi per le indagini relative ai medesimi reati riferiti proprio al Cda in carica dopo il 2010.

Si tratta di una lacuna dietro cui si nasconde l'ipotesi di un ulteriore troncone di inchiesta sui comportamenti che dovrebbero, almeno in ipotesi, o aver recato danno patrimoniale o aver contribuito a sottrarre ai creditori la possibilità di recuperare le somme dovute.

Le chiedo pertanto di acquisire la richiesta di prolungamento delle indagini e gli atti del relativo fascicolo in modo da consentire alla Commissione di valutare quali episodi siano al centro di questa residuale ipotesi di bancarotta.

- Indagine sulle consulenze.

Al di là di un fugace passaggio nel corso dell'audizione, la Commissione ha appreso solo dai giornali dell'esistenza di un dettagliato rapporto di Polizia giudiziaria redatto dalla Guardia di Finanza, relativo alla concessione di contratti di consulenza per 13 milioni di Euro.

Di questo rapporto non c'è traccia in Commissione e non risulta quindi possibile valutarne la portata e gli elementi di collegamento con gli altri filoni di indagine.

- Falso in prospetto.

Riguardo le indagini sul falso in prospetto, la Commissione è soltanto in possesso dello stralcio di un rapporto di Polizia giudiziaria, redatto dalla Guardia di Finanza, che invece di spiegarci perché mai sia sotto indagine il Consiglio di Amministrazione, si limita a fornire una notizia invero già nota a tutti i membri della Commissione e cioè che sia prassi comune in tutte le banche del mondo che i prospetti informativi vengano redatti attraverso una delega del Cda al management e non direttamente dai consiglieri di amministrazione.

Questa procedura ricorre innanzitutto per motivi organizzativi e funzionali, secondariamente perché i dati che vengono inseriti nei prospetti sono desunti dagli ultimi bilanci e dall'ultima semestrale, quindi da documenti contabili già precedentemente approvati dal Cda.

La questione che invece rileva nell'inchiesta è che, nel caso di Banca Etruria, le contestazioni mosse da Banca d'Italia attraverso i verbali ispettivi e le lettere indirizzate al Cda, avrebbero dovuto essere rappresentate nei prospetti, non limitandosi quindi a riepilogare i dati di bilancio e dell'ultima semestrale.

A tal fine ha un certo rilievo che la Commissione acquisisca il testo integrale del verbale del Cda di Banca Etruria del 13 Dicembre 2012, che tra l'altro dovrebbe trovarsi nell'allegato del rapporto della Guardia di Finanza di cui la Procura ci ha inviato un inutile stralcio.

È infatti in quella sede che il Cda avrebbe potuto o forse dovuto fornire le opportune raccomandazioni al Direttore Generale rispetto alla necessità di tenere conto delle richieste dell'Organo di vigilanza, esercitando la delega che gli veniva affidata.

Al momento la Commissione ignora se queste raccomandazioni, anche in forma sintetica, furono mai rappresentate al Direttore Generale, così come non ha nozione di quanto gli approfondimenti delle indagini di Polizia giudiziaria abbiano confortato o smentito le osservazioni formulate da Consob nei verbali sanzionatori.

Non possiamo quindi che richiedere alla Procura di Arezzo copia della delibera del Cda sopra richiamata, copia integrale del rapporto della Guardia di Finanza da cui è tratto lo stralcio che ci è stato inviato, mentre possiamo fare a meno di richiedere la documentazione integrale della Consob sul falso in prospetto, a completamento del parziale e insufficiente stralcio che ci è stato inviato, soltanto perché ha già provveduto Consob a trasmettercela dieci giorni fa.

Ovviamente sarebbe utile ogni altro documento disponibile nell'inchiesta relativo ad un approfondimento dell'argomento, anche per valutare l'efficacia del ruolo svolto dagli organi di vigilanza.

- Il tema della calunnia.

Nel richiedere formalmente un'integrazione della documentazione sulla base dei punti sopra richiamati, che spero la Procura di Arezzo vorrà trasmetterci con una pur tardiva tempestività, devo spendere qualche parola sull'ultima comunicazione che il Procuratore Rossi ha voluto tramettere a Lei e, per il Suo tramite, all'intera Commissione.

In un primo momento avevo sinceramente pensato che l'ipotesi adombrata dal Procuratore di presentare una denuncia per calunnia non potesse essere riferita a membri della Commissione: non solo e non tanto per un problema di natura costituzionale, riferibile all'articolo 68 della Costituzione, ma anche e soprattutto perché il dottor Rossi non è stato audito come testimone e quindi non potrebbe in alcun modo essere accusato di falsa testimonianza.

Pertanto, nel definirlo reticente, non ci si può che riferire al significato che ha questa parola nella lingua italiana, parlando di persona che dovrebbe o potrebbe dire cose che preferisce tacere.

Tuttavia alcuni colleghi mi hanno fatto notare che il Procuratore Rossi avrebbe verosimilmente alluso proprio alla minaccia di procedere ad una denuncia per calunnia contro un membro del Parlamento, in particolare contro il sottoscritto.

Continuo a ritenerlo inverosimile ma, qualora anche Lei ne fosse convinto, la pregherei di chiarire che un simile progetto oltre ad esprimere una minaccia irrealizzabile e costituzionalmente eversiva, non aiuta in alcun modo a costruire un rapporto di corretta collaborazione tra la Procura e la Commissione.

Le ricordo, infatti, che il reato di calunnia è perseguibile d'ufficio e qualora Le venisse indebitamente segnalato un inesistente comportamento calunnioso da parte di un membro della Commissione, noi saremmo costretti a nostra volta a segnalare, almeno come notitia criminis, alla Procura competente, un ben più concreto intento calunnioso del denunciante, anche se fosse un magistrato.

Circostanza che determinerebbe non soltanto dei seri grattacapi per il magistrato stesso, ma anche un inutile scontro istituzionale di cui il Paese, il Parlamento e tutti noi potremmo e dovremmo fare agevolmente a meno.

Certo che Lei saprà trovare le forme migliori per assicurare alla Commissione la tempestiva consegna di tutti i documenti richiesti e per riportare il rapporto con la Procura di Arezzo sui binari di una proficua collaborazione colgo l'occasione per porgerLe cordiali saluti.

Roma, 11 Dicembre 2017

Andrea Augello

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