Il nuovo parlamento diventa un campo minato

Nessuno sa come dire ai propri elettori che una pessima legge elettorale ha creato una situazione dove nessuno sa che pesci prendere...

Tornare subito alle urne senza una legge elettorale che non riporti tutti al punto di partenza sarebbe un suicidio collettivo.

Tuttavia per fare una nuova legge occorrerebbe uno straccio di governo in piedi per tre mesi: il che significa intanto essere almeno d'accordo sulla nuova legge elettorale e soprattuto d'accordo su un Documento di programmazione finanziaria condiviso.

Sempre che si riesca a votare a ottobre, altrimenti occorrerebbe essere anche d'accordo su una legge finanziaria, per poi tornare alle urne a febbraio.

Peccato che di questo accordo dovrebbero farsi artefici Salvini e Di Maio, cioè due leader che hanno rifiutato con sdegno qualsiasi compromesso ed escluso qualunque ipotesi di larghe intese.

Entrambi sono consapevoli del fatto che oggi tradire quelle promesse comporterebbe un serio contraccolpo negativo sui consensi appena conquistati.

In questa difficilissima congiuntura verranno prese le misure delle loro qualità di leader: da ciò che faranno e soprattutto da come lo sapranno comunicare dipende molto più del futuro di una legislatura nata male, perché in gioco c'è anche la loro credibilità e la consistenza delle loro ambizioni a trasformarsi da megafoni della protesta e del disagio in leader politici in grado di governare la lunga transizione verso nuovi equilibri politici iniziata con la decadenza dal Senato di Silvio Berlusconi.

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