Documento per Congresso del Nuovo Centrodestra

Premessa

Il Nuovo Centrodestra giunge alla sua Assemblea Costituente forte di oltre 12 mila circoli e oltre 120 mila iscritti. Numeri importanti, in soli 5 mesi di vita.

Merito di Angelino Alfano, del suo coraggio e della tenacia di tutto il gruppo dirigente.

Le nostre scelte in questi mesi hanno permesso all’Italia di evitare di cadere nel baratro dell’ingovernabilità e di affrontare nuove elezioni che avrebbero di fatto prolungato un periodo di instabilità politica e di recessione economica per un tempo molto lungo e, di fatto, indeterminato.

Possiamo e dobbiamo sentirci orgogliosi di questi risultati, conseguiti, è bene ricordarlo, senza un euro di finanziamento pubblico e senza alcuna copertura mediatica di favore. Tuttavia ci accingiamo a celebrare un congresso dove sarà soprattutto importante riflettere sul nostro futuro.

Questo documento darà quindi per assodati tutti i risultati fin qui raggiunti e messi in cantiere per dare stabilità e garantire il rilancio del nostro Paese. E si concentrerà, come è giusto che sia in un’occasione come questa, su ciò che dovremo fare da oggi in avanti. Su ciò che sarà il Nuovo Centrodestra, sul suo ruolo all’interno del governo e del centrodestra nazionale.

Crediamo solo sia giusto ringraziare i presidenti di circolo, gli eletti, i quadri e i militanti che senza esitazioni ci hanno seguito in questa avventura, con entusiasmo e coraggio.

A loro soprattutto dedichiamo il nostro sforzo di confezionare un progetto politico nuovo e credibile, all'altezza delle sfide che siamo chiamati a raccogliere.


Il Nuovo Centrodestra perno e cabina di regia di una nuova coalizione

Per prima cosa occorre porci la questione del centrodestra, della nostra famiglia politica di riferimento, partendo da una presa d’atto: il Nuovo Centrodestra è nato, prima ancora che per ragioni di responsabilità e di coerenza rispetto al percorso del governo di larghe intese, per l’impossibilità manifesta e comprovata di proseguire un percorso con un orizzonte politico ampio e aperto verso il futuro all’interno di Forza Italia. È il senso conservativo e di breve respiro della (ri)nascita di Forza Italia il “primo motore” della nascita del Nuovo Centrodestra.

Si è infatti, a nostro avviso, troppo insistito sul pur decisivo problema del senso di responsabilità dei nostri ministri per spiegare la frattura con Berlusconi: certo, il 2 Ottobre era necessario evitare una crisi al buio e un'avventura elettorale che avrebbe rigettato l'Italia verso anni di crisi e di recessione, ma altrettanto importante è stata la presa d'atto che scegliendo l'ingresso nei ranghi di Forza Italia si sarebbe nuovamente rinviata la questione centrale.

  • Come organizzare un'offerta politica vincente e maggioritaria nel dopo Berlusconi?
  • Come costruire una candidatura competitiva per Palazzo Chigi?
  • Come rispondere ai nuovi scenari aperti dalla crisi morale ed economica che ha travolto il Paese, riportando entro limiti fisiologici la piena dell'antipolitica?

Per rispondere a queste domande - e quindi non solo per senso di responsabilità - siamo stati obbligati a cercare una nostra strada, una via nuova e difficile, nella speranza di tornare in sintonia innanzi tutto con i sei milioni di italiani che alle ultime elezioni politiche hanno deciso di non confermare il loro voto al Pdl.

A chi ancora oggi contesta in buona fede questa scelte dobbiamo rivolgere una semplice domanda: cosa sarebbe accaduto se davvero il governo fosse caduto il 2 Ottobre?

Come avremmo giustificato una nuova avventura elettorale a soli sei mesi dall'insediamento di un governo di larghe intese voluto soprattutto dal Pdl e da Silvio Berlusconi?

Il fatto che, per volontà del Senato, Berlusconi decadesse da senatore con qualche mese di anticipo rispetto all'inevitabile sentenza di interdizione dai pubblici uffici, valeva davvero un rialzo iperbolico dello spread, la ripresa della speculazione, la mancata conversione del taglio sull'IMU della prima casa nel 2013?

Che senso avrebbe avuto votare con una legge elettorale indefinita e comunque non in gradi di produrre maggioranze certe?

E soprattutto: come avremmo potuto sfidare Renzi in un contesto così difficile con Berlusconi incandidabile e senza aver designato un nuovo premier in grado di aggregare una più ampia alleanza?

Il fatto che nessuna di queste domande legittime e doverose abbia trovato l'ombra di una risposta in quelle surreali settimane, dimostra che la nostra scelta è la conseguenza di un momento difficile in cui un pezzo della classe dirigente berlusconiana ha preferito non fare i conti con la realtà, rinchiudendosi in se stessa, come se il futuro non avesse più alcuna importanza.

Noi abbiamo invece scelto di provare a costruirlo il futuro.

Ecco perché il ruolo del Nuovo Centrodestra all’interno della famiglia dei moderati italiani assume un peso specifico ancora maggiore – e costituisce un nodo da sciogliere ancor più importante – rispetto al suo ruolo all’interno del governo.

Dunque, la prima domanda che dobbiamo porci è: qual è il ruolo di NCD nello scenario politico italiano dei prossimi mesi?

La strada obbligata è quella della ricostruzione del centrodestra italiano, di cui ovviamente NCD deve essere un attore protagonista. Ma non può essere il solo attore protagonista, nel senso che non possiamo permetterci di scommettere sull’agonia e sulla fine di Forza Italia per ricreare un nuovo esperimento unitario, sulla falsa riga del Popolo della Libertà, a partire dal nostro partito.

Non c’è tempo e forse neanche le condizioni per scommettere su questo scenario, inevitabilmente di medio-lungo periodo e pieno di incognite.

I dati dei sondaggi che ci danno mediamente tra il 5 e il 6% possono essere anche incoraggianti, ma le posizioni all’interno del centrodestra permangono rigide e nessuno in questo momento detiene una capacità aggregativa tale da attirare nel proprio alveo tutte le altre forze alternative al centrosinistra.

Occorre, quindi, una risposta più urgente e più realistica, che rafforzi l’area del centrodestra, depotenziando al contempo le prospettive dell’antipolitica. In particolare, sul fronte del Movimento 5 Stelle occorre fare due riflessioni di scenario:

 

  1. per come è stato concepito, l’Italicum (la nuova legge elettorale per le elezioni politiche prossima all’approvazione parlamentare) si presenta come molto congeniale alla vittoria di Grillo, nell’eventualità che il suo movimento riesca ad arrivare al secondo turno (e qualora la coalizione che arrivasse prima non raggiungesse il 37%). Questo scenario potrebbe favorire a livello nazionale l’effetto “Parma”, ossia il riversarsi dei voti di centrodestra o di centrosinistra sul Movimento 5 Stelle nell’eventualità si vada al secondo turno, pur di penalizzare l’avversario storico;
  2. per diverse ragioni, è evidente che il Movimento 5 Stelle sta riuscendo a sfondare nelle aree metropolitane.

Ciò avviene principalmente perché è andata in crisi l’egemonia recente del centrosinistra, anche per l’innegabile difficoltà crescente nel governare le grandi città in un quadro di finanza pubblica decisamente restrittiva.

L'implosione della leadership della sinistra sulle grandi città si consuma mentre il centrodestra appare ancora impreparato e disarticolato, quindi incapace di esprimere un' alternativa.

È evidente che se Grillo riuscisse ad imporsi in una grande città (come Roma, Milano o Napoli) ciò avrebbe un grande effetto di trascinamento sull’opinione pubblica nazionale.

Questo scenario, di fatto, prefigurerebbe un centrodestra come terzo polo, ai margini di un dualismo Renzi-Grillo, che in tutta evidenza non possiamo permetterci. Tanto più in considerazione del fatto che, se i sondaggi ci danno una coalizione ancora intorno al 36-37% nonostante l’assenza di una leadership riconosciuta da tutti e la presenza di partiti, linguaggi e posizionamenti diversi, vuol dire che il potenziale di un raggruppamento coeso e competitivo del centrodestra è ben più alto.

In altri termini, il popolo c’è: occorre strutturare l’offerta politica per evitare di perderlo.

Non possiamo completare questa analisi senza sottolineare che NCD è l'unico elemento che in questi mesi ha assicurato un ampiamento della base elettorale di una possibile coalizione: senza i nostri 4-5 punti percentuali verrebbe infatti meno la credibilità stessa di un eventuale sfidante di Matteo Renzi.

Il modello organizzativo: una Federazione di centrodestra

Qual è allora il modello organizzativo di cui dovremmo farci promotori?

L’idea è quella di definire un percorso, una road map, al fine di costruire una nuova federazione di centrodestra, con una nuova leadership, attraverso un’ampia legittimazione popolare e territoriale.

Serve un’idea nuova rispetto al Popolo della Libertà, che si è rivelato uno strumento inefficace da questo punto di vista.

Forse anche troppo ambizioso. Occorre appunto una Federazione, sul modello dell’UMP (Union pour un Mouvement Populaire) francese, con un nuovo simbolo e un nuovo leader, ma anche con un nuovo meccanismo di legittimazione e un nuovo modello di organizzazione.

E' questa la prima grande proposta che deve scaturire dal nostro congresso. Tutti i partiti e i movimenti che faranno parte della Federazione, infatti, saranno autonomi e dotati di un loro simbolo e di una loro identità a livello territoriale, ma saranno federati a livello nazionale attraverso uno statuto federale comune, finalizzato a dar vita a un soggetto unitario per le elezioni politiche ed europee.

La legittimazione popolare si sostanzierà nella possibilità di scegliere il leader, di votare lo statuto comune, di scegliere il simbolo e di selezionare la classe dirigente.

Queste consultazioni potrebbero svolgersi anche prima di approvare la nuova legge elettorale e dopo l’avvio della riforma del Senato. Le forze federate potrebbero infatti concordare un percorso unitario a partire dalla conclusione del ciclo di riforme e in particolare dal momento dell'entrata in vigore della legge elettorale.

In linea di massima, dunque nell’autunno prossimo potrebbe iniziare la fase operativa procedendo all'indizione delle primarie.

L’idea è quella di una consultazione aperta, ma basata su un voto ponderato (ossia di peso diverso da stabilire nello Statuto), a seconda che votino i cittadini, i rappresentanti delle forze coalizzate nelle amministrazioni o i rappresentanti dei corpi intermedi. Dunque, una consultazione che assomigli più agli “Stati Generali” che a “semplici” primarie.

Questa soluzione organizzativa permetterebbe la sopravvivenza di tutti i partiti attualmente presenti nel campo del centrodestra, ma con un leader, un vertice e uno statuto condiviso: una nuova sintesi ed un unico gruppo parlamentare nazionale ed europeo.

Ogni candidato potrebbe così chiedere il consenso popolare su una linea politica, accettando il verdetto finale degli Stati Generali, coinvolgendo milioni di italiani ed affidando così ad un processo dal basso verso l'alto la ri-fondazione del centrodestra.

Sulla scorta di questa consultazione nascerebbe così la decisione di prolungare o meno fino al 2018 il governo delle larghe intese, una volta comunque acquisite le riforme già concordate con l'attuale esecutivo. Fra noi e il PD scomparirebbe ogni spazio grigio, dando vita ad una coalizione inclusiva, articolata e completamente rinnovata.

Come detto in premessa, è però fondamentale impostare anche una strategia vincente nelle aree metropolitane, prendendo atto della crisi dei Comuni come sistemi politico-amministrativi e puntando su movimenti civici che aiutino a modificare l’offerta politica, fino a costruire anche candidature che provengano dalla società civile.

È bene partire dal presupposto che nei Comuni italiani, dopo la crisi e i tagli costanti degli ultimi anni, stanno venendo meno i fondamentali, si sta riducendo drasticamente la possibilità di garantire i servizi essenziali.

Le aree metropolitane, che dovevano (e dovrebbero) essere attori-chiave nella competizione globale, si trovano alle prese con problemi enormi legati a carenze infrastrutturali, alla gestione dei trasporti, dei rifiuti, della manutenzione ordinaria delle strade e degli edifici, e così via. È un vero e proprio cambio di paradigma.

All'inevitabile collasso delle fragili impalcature innalzate dal centrosinistra negli ultimi turni amministrativi dobbiamo rispondere con idee nuove, rinunciando, almeno a Roma, Milano e Napoli ai simboli di partito in favore di grandi movimenti civici.

Dobbiamo farci interpreti anche nell'azione di governo di un progetto che rilanci gli investimenti nelle grandi città, favorendo una stagione di sviluppo e di riqualificazione impossibile senza una volontà politica del governo nazionale.

Solo attraverso i movimenti civici si potrà tentare di mobilitare le eccellenze che servono a ripensare le grandi città ed il ruolo stesso delle amministrazioni.

Le prossime mosse

Tutto ciò premesso, la prima cosa che dovrebbe decidere il congresso è di dare mandato al leader del partito, Angelino Alfano, affinché apra un tavolo di confronto con tutte le forze che si riconoscono come alternative al centrosinistra, per avviare il percorso di costruzione della federazione.

All’interno di questa federazione, il ruolo del Nuovo Centrodestra deve essere ovviamente cruciale, esso deve costituire il perno, il partito fondante, che lancia la federazione medesima.

Per far ciò, tuttavia, occorre anche che il nostro partito acquisisca maggiore visibilità e centralità derivanti da una maggiore specializzazione all’interno dell’azione di governo.

Se non riusciremo in questo intento, il rischio sarà che tutte le azioni positive dell’esecutivo saranno “incassate” da Renzi, mentre tutto ciò che sarà percepito come negativo o come inalterato sarà messo sul conto di tutte le forze di governo. È un gioco sbilanciato in favore di Renzi e del Partito Democratico che va modificato.

Per far ciò, dobbiamo innanzitutto puntare su un quadrante importante della nostra società e degli elettori tradizionalmente di centrodestra, ignorato dall'azione dell'esecutivo e deluso da Forza Italia: ci riferiamo al popolo dei lavoratori autonomi e delle PMI. Mentre, infatti, la riduzione dell’IRAP e del cuneo fiscale va a vantaggio delle imprese più grandi e il bonus di 80 euro è a favore dei lavoratori dipendenti, il fronte dei lavoratori autonomi è ancora in attesa di un segnale forte.

Il Nuovo Centrodestra deve allora intestarsi (e impegnarsi per) una significativa riduzione della pressione fiscale complessiva (in particolare per quanto riguarda IMU, IRES e IRAP) per tutte le imprese fino a 10 dipendenti, riconoscendo al contempo un trattamento fiscale privilegiato a tutti coloro che accetteranno l’imposizione derivante dagli studi di settore. Una sorta di “tregua fiscale”, che potrà comportare tra il 10% e il 20% di riduzione della pressione fiscale complessiva, sommata a 3 anni privi di controllo, nel caso si accettino gli studi di settore.

Questo patto fiscale costa 2,5 mld circa e ha una platea di 4 milioni di imprese. Una platea per cui manca oggi una proposta complessiva e che costituisce la quasi totalità delle 1000 imprese che ogni giorno cessano di esistere.

L’altra specializzazione importante è quella relativa all’IMU sulla prima casa: non possiamo accettare che, con il gioco delle aliquote locali, si possano verificare casi in cui vi siano Comuni nei quali con la TASI si paghi più di quanto si pagava di IMU per effetto della riduzione dei fondi disponibili per le agevolazioni dei comuni nei confronti delle famiglie.

Inoltre, occorre spingere sul fronte degli investimenti pubblici.

Per avviare un nuovo e duraturo ciclo di crescita bisogna mettere in campo un grande piano di investimenti. Le riduzioni fiscali fin qui avviate e quelle che sarà possibile mettere in campo in futuro possono servire a rilanciare parzialmente i consumi, ma non a creare i presupposti per lo sviluppo.

Il Nuovo Centrodestra deve porsi allora come promotore di un piano di investimenti straordinario per le grandi citta, soprattutto in considerazione del moltiplicatore del valore che gli investimenti generano. Da questo punto di vista, sarà fondamentale lavorare per ottenere la golden rule in Europa, al fine di tenere fuori dai calcoli del patto di stabilità una quota di investimenti per ogni stato membro.

Più coraggio sul tema dell'Europa

A proposito di Europa e del nostro ruolo nell’azione di governo, è importante lasciare il segno nel semestre di presidenza italiana. Ancora più decisivo è parlare a quella maggioranza degli italiani che in Europa vuole restare, ma cerca un riferimento politico che abbia forza e coraggio nel cambiare le regole di un'Europa incapace di crescere.

La proposta relativa alla golden rule sul patto di stabilità andrà dunque rilanciata con forza in concomitanza con l'avvio della presidenza italiana. Ma non solo.

Dobbiamo insistere su tutte le azioni che possono coniugare crescita, messa in sicurezza dell’economia e controllo dei conti pubblici.

In particolare, occorre:

  1. rilanciare sul tema degli eurobond e far capire ai nostri partner europei che l’Europa ha un futuro se aumenta l’integrazione, intesa prima di tutto come condivisione degli oneri e delle responsabilità.
  2. A proposito di condivisione degli oneri, spingere per una vera politica comune dell’immigrazione e dell’asilo. Dal Trattato di Amsterdam in poi (quando Schengen entrò a far parte dei Trattati UE), le frontiere dell’Italia sono frontiere comuni, europee. Non possiamo continuare a essere abbandonati nel controllo del Mediterraneo. Dobbiamo spingere per ottenere maggiori risorse, uffici operativi dell’Agenzia Frontex in Italia e un’allocazione distribuita dei richiedenti asilo in Europa.
  3. Riformare la BCE, trasformandola in una “vera” banca centrale, al servizio delle imprese e delle famiglie. Una banca che sia da stimolo per l’economia e che lavori per favorire lo sviluppo dell’Unione. Durante il semestre di presidenza sarà possibile lanciare questa idea, lavorando al contempo all’approvazione del pacchetto sull’unione bancaria.
  4. Spingere sul fronte delle politiche per l’occupazione, in particolare giovanile, che ha raggiunto livelli drammatici. Il governo potrà chiedere una rimodulazione dei fondi al fine di incrementare quelli diretti a favorire l’assunzione di giovani lavoratori o la creazione di nuove imprese gestite da under 35.
  5. Insistere sul fronte della semplificazione amministrativa, anche a livello comunitario, ad esempio per facilitare la partecipazione delle piccole e piccolissime imprese ai bandi europei.
  6. Tutelare e sostenere le PMI che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo europeo, non solo italiano, considerato che il 92% delle imprese europee rientrano in questa categoria.
  7. Accelerare l’Industrial compact per imprimere rapidamente il ritorno alla centralità dell’economia reale, rafforzando il settore manifatturiero, fino a portarlo al 20% del PIL europeo, come annunciato dalla Commissione europea.
  8. Far sì che il governo raggiunga l’accordo sulla direttiva riguardante il “Made in” che impone un nuovo marchio europeo e l’indicazione dell’origine su tutti i prodotti, ad eccezione di quelli agroalimentari. Un marchio che tutela la sicurezza dei consumatori e garantisce sulla qualità. Ma soprattutto un marchio che favorisce i nostri prodotti di qualità in Europa.
  9. Lavorare per estendere questa tutela su tutti i prodotti agroalimentari (oggi tutelati in parte e solo nella fascia di qualità) per ridurre la contraffazione dei prodotti italiani che genera nel mondo circa 60 miliardi di euro di fatturato, a fronte dei 30 sviluppati dal nostro settore agroalimentare.

Un partito al servizio dei cittadini

Ora che la nostra rete di circoli è costituita in tutte le regioni, dobbiamo chiederci come riempire di contenuti quell'aggettivo "nuovo" che abbiamo premesso alla parola cemtrodestra.

Un partito più partecipato e più aperto al confronto e al dibattito è una novità di certo non secondaria, ma occorre qualcosa di più: dobbiamo costruire un partito in grado di offrire qualcosa ai cittadini e non soltanto di chiedere consensi e mobilitazione.

In questa direzione vanno alcune esperienze che offriamo al dibattito congressuale, maturate a Roma e nel Lazio, dove parallelamente alla raccolta del primo tesseramento NCD è stata costituita una grande cooperativa di consumo in grado di recapitare al domicilio dei soci pacchi spesa alimentari a prezzi competitivi con la grande distribuzione.

E' il primo tassello di un 'ambizioso piano di offerta di servizi, fiscali, previdenziali, assicurativi e alla persona che testimonieranno nei fatti un nuovo modello organizzativo con una spiccata ed efficiente vocazione sociale.

Il tratto di autenticità di un'identità politica viene oggi misurato dall'opinione pubblica rispetto all'effettiva capacità di chi se ne fa interprete di essere vicino e partecipe ai problemi quotidiani delle famiglie e dei cittadini.

Le parole e gli slogan possono regalare scampoli di popolarità, ma l'effetto più sicuro della crisi è una forte richiesta di una ritrovata capacità della politica di incidere su una realtà fatta di disagi e di grandi incertezze. In questa direzione bisogna realizzare un modello organizzativo che si caratterizzi per la propria capacità di offrire risposte a questi bisogni in modo non improvvisato e non affidato alla singola sensibilità di qualche quadro: occorre quindi un dipartimento sociale nazionale che si occupi di questi problemi.

Altro aspetto che va approfondito e fatto oggetto di un modello organizzativo è la partecipazione delle categorie alle scelte di governo.

Anche qui portiamo all'attenzione del dibattito congressuale un'iniziativa finalizzata a consentire, mediante una piattaforma informatica, la costruzione in rete di un cantiere di idee e di proposte che consentano ad ogni singola categoria di influire con proprie proposte sulla formazione della decisione politica che ispira la nostra azione di governo.

La piattaforma è in via di completamento e il settore della Sanità sarà il primo campo di sperimentazione di questa iniziativa.

Conclusioni

Queste note non sono e non pretendono di diventare una mozione congressuale: abbiamo fiducia in Angelino Alfano e nella sua capacità di leadership e soprattutto proviamo una grande simpatia umana e politica per questo giovane leader che dimostrato coraggio ed intelligenza non comuni in una prova difficilissima. Non di meno è nostro dovere offrire un limitato contributo ad una vigilia congressuale che rischia, in assenza di un adeguato dibattito, di depotenziare l'evento che ci accingiamo a celebrare.

La nostra speranza, invece, è che le giornate congressuali segnino un punto di svolta ben percepibile all'esterno riguardo alla conquista di una posizione centrale e propulsiva di NCD nella riorganizzazione dell'intero centrodestra.

Per questo, dopotutto, è cominciata la nostra avventura: per aprire un nuovo ciclo ed una nuova stagione che ritrovi protagonista una comunità politica e culturale in grado di tornare al timone dell'Italia in una fase difficile della storia del nostro Paese.

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