Tragedie di Genova, del Parco del Pollino e di Roma

Dopo le tragedie di Genova e del Parco del Pollino, a Roma si rischia un’altra strage con il crollo del tetto della chiesa di San Giuseppe, di fronte al carcere Mamertino.

Torniamo tutti da vacanze segnate dal triste velo di una catena di tragedie che significano qualcosa rispetto ai veri temi di cui dovremmo tutti tornare ad occuparci.

L’Italia vive un’emergenza che non fa cassetta sul piano della popolarità, non va di moda nella rete, non mobilita forma di isteria collettiva, ma è molto più seria e urgente di balle/bolle mediatiche, come il si/no vax o come la telenovela della nave Diciotti: in questo Paese sono a rischio centinaia di infrastrutture, incombono pericoli di altre catastrofi determinate dall’incuria della difesa del suolo, non si è più nemmeno certi della capacità degli enti preposti al recupero e alla salvaguardia dei beni culturali, se dobbiamo prendere atto del fatto che il tetto della chiesa di San Giuseppe era stato consolidato solo tre anni fa dalla soprintendenza, che però non si sarebbe accorta che il trave portante era pericolante.

Se quel tetto si fosse abbattuto su una cerimonia matrimoniale, una delle tante che si svolgono in quella chiesa, oggi conteremmo decine di morti.

È un’Italia incapace di badare a se stessa, di costruirsi un futuro, di pensare in grande.

Un’Italia in cui la politica vive come se non ci fosse un domani, legittimandosi con campagne di reciproco rancore, slogan mediatici, demagogia.

La sfida, mentre torniamo al nostro lavoro ma anche ai nostri impegni politici, è uscire da questa palude per battere altre strade e risvegliare nell’opinione pubblica la speranza di un modo diverso e qualitativamente più dignitoso di interpretare un ruolo politico.

Speriamo, nel nostro piccolo, di fare qualcosa di utile in questa direzione.

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