Condono delle imposte

Lo so, è difficile crederci, ma nel testo del decreto compare una norma che include il condono delle imposte sostitutive realizzate all'estero fino a 100.000 l'anno, per un massimo di 5 anni, di evasione.

Quando qualcuno, magari facendo un disegno, lo spiegherà a Conte e Di Maio, che succedera'?

Alla faccia del condonino leggero, pensato per le piccole partite IVA a saldo e stralcio, il nuovo e finale - forse - testo del decreto per la pace fiscale, pacifica davvero un sacco di cose.

Forse ancora troppe.

Per esempio le imposte sul valore degli immobili all'estero, l'IRAP e persino le imposte sul valore delle attività finanziarie all'estero evase dai contribuenti fino a 100.000 euro l'anno per 5 anni.

Si paga il 20 per cento secco e passa la paura.

Peraltro la norma - che sta al comma 2 - pare se non contraddittoria almeno ambigua rispetto al precedente comma 1.

Nel senso che, così come è scritto, essendo elencate le singole imposte realizzate all'estero, sembra che si ritorni al tetto di 100.000 euro per ogni imposta.

Un problema di drafting, che si aggiunge al problema politico del condono estero.

Dopo che Conte ci ha spiegato che sui capitali scudati è stato lui a non capire cosa stava riassumendo a Di Maio e Salvini, perché a suo dire erano norma complesse che non aveva fatto vedere a un commercialista, mi chiedo: questa volta avranno capito?

Colgo l'occasione per lanciare un appello: vabbè che Conte più che un premier è un prestanome, ma uno straccio di consulente proveniente dal servizio tecnico di bilancio di Camera o Senato, glielo vogliamo dare?

O per la sua inabilità a comprendere e volere dobbiamo continuare ad affidare le fortune del Paese al suo commercialista?

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