Fine del tormentone sul padre di Di Maio

Una curiosità: lui è certamente il tipo di italiano a cui pensavano mentre scrivevano la manovra del popolo...

Confesso che ho trovato inizialmente sgradevole l’attenzione dedicata ai condoni del padre di Di Maio.

Poi ho trovato temeraria l’apologia dell’impresa di famiglia che il ministro ha azzardato parlandone negli incontri con le associazioni nazionali di categoria.

Poi ho presagito che sarebbe uscito di tutto è così è stato: tre edifici abusivi, tra cui una ex stalla con piscina, poco meno della metà dei lavoratori dipendenti in nero, un infortunio sul lavoro non denunciato, 132.000 euro di tasse e contributi non pagati.

Tutto molto, molto italiano.

Il povero Di Maio junior ha tentato di tutto, persino di sostenere che c’è ancora la stalla al posto della casetta immortalata nelle foto con piscina.

Ma alla fine è stato abile nel collaborare con le implacabili Iene senza perdere la calma e la testa.

Ora che pare sia finita, mi accorgo che in effetti Di Maio senior corrisponde al tipo di italiano a cui il governo pensava quando hanno scritto la finanziaria.

Se non lo avessero scoperto le Iene, avrebbe infatti certamente rottamato un vagone di cartelle non pagate, poi come nullatenente avrebbe potuto chiedere il reddito di cittadinanza e successivamente giovarsi della pensione di cittadinanza.

Siamo da mesi a ballare sullo spread e ci stiamo mangiando due punti e mezzo di deficit per rivolgere tutte le nostre energie a questo tipo di Italia furbastra e pasticciona.

Oltre che a due-trecentomila tra extracomunitari, neocomunitari e rom apparentemente nullatenenti...

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