Interrogazione caso Renzi De Benedetti

Interrogazione al Ministro Padoan con i 5 punti deboli della versione dei fatti fornita dai due protagonisti della telefonata del 16 gennaio.

Interrogazione a risposta scritta al Ministro dell'economia Il sottoscritto Senatore, premesso che:

- il 10 e l'11 di Gennaio del 2018 i maggiori quotidiani italiani hanno riportato con grande evidenza indiscrezioni relative all'inchiesta giudiziaria sul presunto caso di ostacolo alla vigilanza che avrebbe visto protagonisti l'ingegner De Benedetti e il banker della società Intermonte Gianluca Bolengo;

- in particolare è stato pubblicato il testo di una telefonata intercorsa tra l'ingegner De Benedetti ed il dottor Bolengo, nella quale il primo rassicurava il suo interlocutore sul fatto che sarebbe passato un decreto di riforma delle banche popolari di lì a breve;

- la conversazione si concludeva con una precisa indicazione da parte dell'ingegner De Benedetti di valutare la possibilità di acquisire un certo numero di azioni di banche popolari con finalità evidentemente speculative;

- la telefonata avrebbe avuto luogo il 16 Gennaio del 2015 e, poche ore dopo quel colloquio, la società finanziaria Roved, di proprietà dell'ingegner De Benedetti, assistita da un trader e dal dottor Bolengo, avrebbe perfezionato l'acquisto per 5 milioni di Euro di titoli di diverse banche popolari;

- nella stessa giornata del 16, dopo le 17,30, quindi a mercati chiusi, il Presidente del Consiglio dava pubblicamente notizia di voler procedere nella settimana successiva alla presentazione di un decreto per la riforma delle banche popolari;

- il giorno 19 la Roved rivendeva sul mercato azionario i titoli delle banche popolari acquistate il 16, realizzando una plusvalenza di circa 600 mila Euro, mentre il giorno successivo, cioè il 20 Gennaio, il Consiglio dei Ministri approvava il decreto di riforma delle banche popolari;

- successive indagini della Consob e della Procura di Roma, basate sull'ipotesi che il dottor Bolengo si fosse reso responsabile di ostacolo alla vigilanza, si sono rispettivamente concluse con un'archiviazione da parte dell'organo di vigilanza e con una richiesta di archiviazione, tutt'oggi pendente davanti al Gip di Roma;

- tutti gli elementi salienti di questa vicenda erano già apparsi sulla stampa negli anni scorsi ed erano stati richiamati nell'audizione dell'ex Presidente della Consob, dottor Vegas, di fronte alla Commissione Banche;

- in pratica il fatto nuovo più significativo rivelato dagli organi di stampa è il testo letterale della conversazione telefonica tra il Presidente del Consiglio e l'ingegner De Benedetti;

- nel merito l'interrogante non può aggiungere nulla di più nella sede di un atto di sindacato ispettivo, perché tutti i documenti della Commissione di inchiesta sulle banche relative a questa vicenda sono secretati, tuttavia, almeno rispetto alle notizie riportate dalla stampa, si ravvedono alcuni elementi già sufficienti a sollecitare un approfondimento da parte del Mef sull'accaduto, perché a prescindere dalle valutazioni penali sui comportamenti messi in atto dall'ingegner De Benedetti e dal Presidente del Consiglio, le giustificazioni addotte da entrambi per fornire una spiegazione plausibile dell'accaduto risultano deficitarie e poco credili, almeno riguardo cinque aspetti;

- in particolare:

  1. sia Renzi che De Bendetti sostengono che l'imminente intervento del Governo sulle popolari era già stato, prima del 16 Gennaio, anticipato da diversi organi di stampa. Affermazione che non solo non corrisponde al vero ma, rispetto ai contenuti della telefonata, sembra dimostrare il contrario: l'Ansa, La Repubblica, il sito di Milano Finanza, Libero e altre testate avevano parlato genericamente di una riforma delle popolari, che sarebbe stata presentata dal Governo in Primavera. Nessuno aveva parlato di un decreto e men che mai di un decreto che sarebbe passato in "una o due settimane", come invece si afferma nella telefonata.
  2. Il riferimento nella telefonata, da parte del dottor Bolengo, alla possibilità che si registrasse un sensibile rialzo delle azioni delle banche popolari nel caso in cui fosse stato presentato un decreto "fatto bene", è stato considerato privo di significati tecnici, quasi come la parola "decreto" fosse sinonimo di un generico intervento del Governo. Si tratta di un'ipotesi a cui è difficile credere. Bolengo è infatti uno dei più autorevoli banker italiani e conosce perfettamente la differenza tra un decreto ed un disegno di legge. Soprattutto sa benissimo che gli effetti di un decreto rispetto ad un rialzo delle azioni delle banche popolari sono immediati ed estremamente remunerativi. Al contrario un disegno di legge sarebbe stato accolto assai più tiepidamente dai mercati, considerate le incertezze di un percorso parlamentare molto più lungo e accidentato;
  3. si sarebbe altresì considerato che l'investimento di 5 milioni di Euro da parte di una società del peso della Roved sarebbe ben poca cosa rispetto alla leva potenziale di centinaia di milioni di Euro che il gruppo avrebbe potuto impiegare, ove avesse considerata certa l'informazione riservata e quindi altrettanto certa la plusvalenza da ricavarne. Fra tutte, questa è l'osservazione più inconsistente sul piano logico: prima di tutto per una questione legata ai tempi disponibili per realizzare l'operazione e trovare la relativa copertura, visto che la telefonata avviene a mercati già aperti il venerdì del 16 Gennaio e deve essere conclusa entro le 17,30, quindi in pochissime ore di lavoro. Secondariamente perché almeno il dottor Bolengo e il suo trader non avrebbero potuto che sconsigliare un investimento superiore, per evitare di attirare l'attenzione dell'organo di vigilanza, anche e soprattutto in considerazione della telefonata che si era svolta su una linea soggetta a registrazione. In pratica, anche volendo, il tempo disponibile per trovare dei derivati nel portafoglio con cui coprire l'operazione, oltre che elementari ragioni di opportunità in considerazione delle modalità con cui Bolengo e De Benedetti avevano condiviso la decisione di dar vita ad un investimento speculativo, rendevano del tutto improbabile e sconsigliabile un investimento più consistente;
  4. a riprova di quanto sopra affermato, una conferma giunge dalla circostanza, sottolineata da alcuni organi di stampa, che evidenzia come il Bolengo, nella prima audizione davanti agli ispettori della Consob, abbia totalmente taciuto la sua conversazione con l'ingegner De Benedetti, raccontando che il basket di azioni delle popolari fu invece una sua proposta presentata alla Roved. Tale atteggiamento dimostra quanto il Bolengo fosse preoccupato riguardo i profili di liceità delle informazioni che aveva condiviso con De Benedetti nella telefonata del 16 Gennaio e come, nel dubbio, ritenesse più prudente non farne cenno a Consob;
  5. infine l'ingegner De Benedetti ha sostenuto che le sue affermazioni nel colloquio con Bolengo non fossero strettamente riconducibili ad una notizia precisa sull'imminente ricorso al decreto legge. Tale circostanza appare perlomeno dubitabile leggendo il testo dell'intercettazione: il tutto si sintetizza nella risposta che Bolengo dà ad una domanda precisa dell'ingegnere riguardo la possibilità che salga il valore delle azioni delle banche popolari. Bolengo risponde testualmente: "Sì, su questo se passa un decreto fatto bene salgono". E De Benedetti replica: "Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa". Per quanto la lingua italiana si presti a molteplici interpretazioni, il soggetto sottinteso del verbo "passa" è certamente il decreto. D'altro canto sia nel linguaggio giornalistico che il quello parlamentare il verbo passare viene correntemente utilizzato per dire che un decreto è stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Inoltre l'elemento di garanzia sulla fondatezza della notizia viene esplicitamente indicato dal De Benedetti con la frase "me lo ha detto Renzi". Ed è assolutamente logico che il Presidente del Consiglio possa dare un'assicurazione di questo genere solo su un imminente decreto, poiché non avrebbe alcuna attendibilità una sua identica affermazione rispetto ai tempi di approvazione di un disegno di legge da presentare e sottoporre alle due aule del Parlamento. Senza contare che anche la tempistica indicata all'inizio della telefonata da parte di De Benedetti (una due settimane per il varo della riforma) sembra coerente con i tempi di presentazione di un decreto.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto Senatore chiede quali iniziative il MEF intenda assumere per approfondire queste contraddizioni, eventualmente attraverso un'indagine amministrativa, anche al fine di consegnare materiali utili, nella prossima legislatura, ad intraprendere un rapido percorso di riforme delle leggi che disciplinano le sanzioni per l'insider trading.

Se infatti rimangono insindacabili le decisioni assunte dall'organo di vigilanza e, ancor più, quelle che assumerà la magistratura, è indiscutibile che un colloquio privato si svolse tra il Presidente del Consiglio e l'ingegner De Benedetti e che da quello scambio di vedute il secondo trasse un'ispirazione speculativa che gli consentì di lucrare una plusvalenza di 600 mila Euro, mentre decine di migliaia di risparmiatori vedevano andare in fumo i loro risparmi nei successivi crack delle banche popolari.

Se le autorità competenti sono costrette ad escludere qualsiasi sanzione per episodi di questo genere, lasciando sul campo solo le evidenti valutazioni di inopportunità che tutti possiamo formulare esternando le nostre opinioni, significa che il nostro sistema è talmente fragile da non poter escludere, in futuro, il ripetersi di vicende di questa ambigua natura.

Roma, 11 gennaio 2018

Andrea Augello

Esposto sul caso IsiameD

I sottoscritti Senatori espongono quanto segue

Alla cortese attenzione del Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), Dott. Raffaele Cantone con riferimento all’Atto Senato 2960-B, approvato in via definitiva dal Senato in data 23 dicembre 2016 (in attesa di pubblicazione in G.U.), siamo costretti a segnalare il contenuto del comma 1087 che ripropone un emendamento approvato dalla Commissione Bilancio in sede referente in data 28 novembre 2017, nel corso della seduta notturna n. 845;

Mozione su disastro banche e tutela dei risparmiatori

I sottoscritti Senatori, premesso che:

  • nel corso dei lavori della Camera dei deputati per la conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, recante disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A, il relatore del provvedimento presso la Commissione Finanze, di concerto con il Ministero dell'Economia, ha tentato di raccogliere in un maxi-emendamento le nuove norme utili ad irrogare adeguate sanzioni riferibili all'esercizio dell'azione di responsabilità, ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile, nonché ad ampliare la platea degli obbligazionisti beneficiari di ristoro riferendo il termine di acquisto dei titoli al 1 febbraio 2016 invece che al 12 giugno 2014;
  • per ragioni incomprensibili un ripensamento del Ministero dell'Economia ha vanificato il lavoro del relatore, privandolo dell'apporto del Governo;
  • in questo modo sono state nuovamente frustrate le legittime aspettative della pubblica opinione e dei risparmiatori rispetto all'assunzione delle responsabilità gestionali da parte degli amministratori delle banche fallite e sottoposte a procedura di commissariamento e liquidazione e, di conseguenza, la loro interdizione perpetua dai pubblici uffici, dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

Tutto ciò premesso, i sottoscritti Senatori impegnano il governo a:

  • riprendere i contenuti dell'emendamento richiamato in premessa nel corso della lettura attesa al Senato, i quali sono peraltro caratterizzati da un giusto equilibrio tra la necessità di sanzionare adeguatamente i comportamenti irresponsabili e di corrispondere alle legittime aspettative della pubblica opinione e dei risparmiatori;
  • ad adottare adeguate misure quando il curatore del fallimento, il commissario liquidatore e il commissario straordinario richiedano l'esercizio dell'azione di responsabilità ai sensi dell'articolo 2394-bis del codice civile;
  • in particolare, accertata l'esistenza dei requisiti per l'accoglimento della domanda nei confronti degli amministratori delle banche, la norma dovrebbe consentire ai giudici di condannare sempre questi ultimi all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, dall'esercizio delle professioni, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione;
  • ad ampliare la platea degli obbligazionisti beneficiari di ristoro, posticipando il termine di acquisto dei titoli al 1 febbraio 2016 (invece che al 12 giugno 2014) affinché i risparmiatori degli istituti bancari falliti dopo il febbraio 2016 possano vedersi garantite le medesime misure prese per gli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca delle Marche, Carichieti e Cassa di Risparmio di Ferrara;
  • a riferire l'applicabilità delle norme sopra richiamate a tutti le procedure di amministrazione coatta a far data dal recepimento della direttiva 2014/59/EU mediante i decreti attuativi (d.lgs. 16 novembre 2015, n. 180 e d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181.

Andrea Augello Gaetano Quagliariello