Seconda interrogazione sul caso Bartoli

Il sottoscritto Senatore, premesso che:

  • con precedente atto di sindacato ispettivo, l'interrogante aveva già segnalato al Ministero la posizione anomala del dottor Massimo Bartoli, nominato dirigente di Roma Capitale dal Sindaco Ignazio Marino, con una retribuzione di 129 Euro lordi l'anno, nonostante vi fosse un evidente vizio di inconferibilità, avendo il Direttore esecutivo svolto precedentemente la funzione di Presidente di un ente della Provincia di Roma;
  • il curriculum del signor Bartoli non risulta particolarmente quotato, ne' da un punto di vista delle precedenti esperienza amministrative, ne' da quello dei titoli, fra i quali compare soltanto una laurea in economia, senza che per altro sia dato sapere ne' l'epoca, ne' l'università, ne' la votazione con cui è stata conseguita;
  • in compenso il dottor Bartoli ha un più solido curriculum politico, avendo fatto parte del comitato elettorale del Presidente Nicola Zingaretti e avendo svolto funzioni di tesoriere della lista Marino nelle ultime elezioni comunali a Roma;
  • nello scorso mese di Ottobre il dottor Massimo Bartoli è stato nominato amministratore delegato del nuovo Cda della società Risorse per Roma, mentre come semplici consiglieri di amministrazione lo hanno affiancato la dottoressa Cinzia Padolecchia e il dottor Marcello Corselli, viceragioniere generale di Roma Capitale;
  • a seguito dell'indagine su Mafia Capitale, che ha coinvolto il dottor Politano, dirigente di fiducia del sindaco Marino, che lo aveva nominato responsabile dell'anticorruzione in Campidoglio, la dottoressa Padolecchia lo ha sostituito nel delicatissimo incarico;
  • il Corriere della Sera del 24 Gennaio 2015, ha svolto un'inchiesta sui compensi percepiti dal dottor Bartoli come amministratore delegato di Risorse per Roma, dalla quale risulta, incredibilmente, che la sua indennità ammonta a 215.875,8 Euro annuali;
  • all'iperbolica cifra si giunge sommando 37.613,3 Euro come Ad, 49.035,9 Euro come Presidente più 18.000 Euro lordi per la carica di semplice Amministratore, ai quali bisogna aggiungere 111.226,6 Euro di indennità di risultato;
  • l'indennità di risultato è stata computata senza la preventiva definizione degli obiettivi, circostanza che pone Bartoli nella singolare condizione di manager più pagato dal Comune di Roma, sorpassando l'Amministratore dell'Atac e doppiando quello di Roma Metropolitane,
  • l'articolo del Corriere della Sera è confermato dalle informazioni che compaiono sul sito di Roma Capitale e non è stato smentito dall'interessato, che si è limitato a comunicare che la sua indennità verrà confermata soltanto quando gli verranno assegnati gli obiettivi e quindi dopo un ulteriore consiglio di amministrazione che dovrà pronunciarsi nel merito,
  • rimane quindi del tutto inspiegabile come sia stato possibile fissare quella cifra e cosa abbia indotto gli altri Consiglieri di Amministrazione ad accettare una situazione che di fatto predetermina, senza alcune giustificazione logica, un'indennità di risultato già fissata a 111.000 Euro;
  • colpisce, in particolare, che nel Cda sia presente la nuova responsabile dell'anticorruzione capitolina, il cui compito dovrebbe essere, tra l'altro, proprio quello di evitare questo genere di discrezionalità;
  • nell'attesa di conoscere quali ambiziosi risultati dovrà ottenere il Bartoli per meritarsi questa indennità, a Risorse per Roma si consuma un altro paradosso che riguarda 78 lavoratori adibiti, negli anni passati, a ruoli di portierato e vigilanza presso i campi nomadi, rimossi dalla Giunta Marino da quella funzione e attualmente "parcheggiati" a casa, nell'attesa di una ricollocazione;
  • dal Luglio del 2014, Risorse per Roma spende 200.000 Euro al mese, tenendo a casa queste persone, mentre il Comune continua a bandire per mansioni analoghe gare ed affidamenti destinati a varie cooperative;
  • il risultato è un evidente danno per i bilanci della società ed una mortificazione per questi lavoratori che rischiano di essere licenziati il prossimo 31 Gennaio;
  • l'insieme di queste vicende induce a compiere una seria riflessione sulla vigente normativa che disciplina i compensi degli amministratori nelle società strumentali dei Comuni, rendendo visibili sperequazioni che risulterebbero del tutto incomprensibili nelle società private;
  • basta fare un raffronto tra gli emolumenti del dottor Bartoli e quelli del suo omologo dell'Atac, il dottor Brogi, per capire l'assurdità di una situazione che privilegia il vertice di una piccola società come Risorse per Roma a discapito di chi deve gestire una macchina elefantiaca e piena di problemi come quella dell'Atac.

Tutto ciò premesso, il sottoscritto Senatore chiede al Ministro della Funzione Pubblica se intenda approfondire, inviando un'ispezione, il seriale trattamento privilegiato di cui ha goduto il dottor Bartoli, dalla sua nomina di dirigente comunale fino ad oggi e se il Governo intenda correggere, con adeguati interventi legislativi, le disposizioni che regolamentano la materia dei compensi riservati agli amministratori delle società partecipate dai Comuni. In particolare sembra paradossale che la scelta adottata dal legislatore con l'art.4, comma 4 del Dl 95/2012, di nominare nelle società comunali una sola figura esterna di Amministratore delegato, determini la conseguenza che su questa persona si sommino tutte le indennità precedentemente divise tra Presidente, Amministratore delegato e semplice consigliere, senza una vera riduzione di spesa e, per di più, con la possibilità di aggiungere il massimo consentito delle indennità di risultato, ogni qualvolta Sindaci e manager abbiano il cattivo gusto di sfruttare in modo spregiudicato le possibilità concesse dalla vigente normativa per giungere al top del compenso possibile.

Roma, 26 Gennaio 2015

Andrea Augello

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