Draghi Einstein e il governone

"Insanity is doing the same thing over again expecting different results."

La frase non è di un leader politico, ma di Einsten e può essere tradotta così:

"la pazzia sta nel fare la stessa cosa attendendosi risultati diversi."

Questa storia dei governi tecnici, col super tecnico che comanda la baracca la conosciamo bene: l’abbiamo già vista e sperimentata e gli ingredienti sono sempre gli stessi.

Non ha mai funzionato. E quindi non funzionerà.

Intanto per problemi di comunicazione e di linguaggio.

Vi immaginate una conversazione fra Draghi e la Azzolina? O fra Draghi e Bonafede?

Immaginate che consigli dei ministri spettacolari con Salvini e Tajani che discutono con Speranza e Fraccaro?

E se anche mettessero tutti tecnici di area, che succederà alla prima nave di una ONG carica di migranti che arriva in vista delle nostre coste?

Draghi è certamente un tecnico di elevatissimo standing, con alle spalle le luci del periodo alla BCE e le ombre della gestione della vigilanza di Bankitalia, ancora vive nella memoria di tanti risparmiatori italiani.

È comunque persona seria e capace.

Ma non è mica un incantatore di serpenti né uno psicologo in grado di curare le molte stranezze della maggioranza uscente.

Non ha poteri magici, come non li avevano tutti gli altri tecnici che lo hanno preceduto.

Conosciamo già la trama del film: partenza con immenso sostegno mediatico e cieca fiducia del Paese, seguito da prime cose relativamente ragionevoli e relativamente semplici da realizzare dopo i pasticci di Conte e compagni.

Poi prima battuta di arresto su nodi inestricabili: quota cento, MES, riforma reddito di cittadinanza, opere infrastrutturali da includere nel Recovery.

Poi gran confusione, imboscate parlamentari e nuova paralisi.

Nel caso di Monti - che era però ben diverso perchè la situazione richiedeva scelte molto più sgradevoli di quella attuale, il patrimonio di popolarità di partenza si dimezzò dopo nove mesi.

La sola possibilità di far bene è fare due o tre cose importanti: campagna vaccinale, recovery e misure di sostegno alle categorie colpite dallla pandemia, in sei o sette mesi.

Poi salutare tutti e andare al voto. E io temo che non andrà cosi.

Vediamo.

Per queste ragioni mi pare comprensibile la scelta della Meloni di assicurare il sostegno dei suoi parlamentari ad ogni iniziativa condivisibile, senza però entrare nel governo o in questa maggioranza.

Un‘ultima annotazione.

Con la scelta di sostenere Draghi, i Cinque stelle hanno consumato il loro terzo 25 luglio.

Dopo mai col centrodestra, mai col PD  e con Renzi, mai con Berlusconi e i poteri forti, sono riusciti in soli tre anni ad allearsi con chiunque pur di restare incollati al governo.

Prima con la Lega, poi col PD e con Renzi, ora pure con Berlusconi e Draghi.

Gente davvero pittoresca...