La Cassazione assolve Alemanno dall’accusa di corruzione

Finisce nel nulla un linciaggio giudiziario vergognoso.

Lo avevo detto a Gianni nei momenti più duri e oscuri di questa vicenda, lo avevo ribadito su questa stessa pagina commentando la ridicola sentenza di condanna in appello per corruzione: Alemanno non poteva neppure per scherzo essere definito mafioso e/o corrotto.

Ci sono voluti sette anni perchè la giustizia italiana restituisse l’onore a un uomo accusato e condannato ingiustamente da magistrati come minimo incapaci di valutare in modo sereno e obiettivo i fatti.

La verità è che a Roma non c’è stata nessuna “Mafia Capitale” e che il sindaco non era affatto corrotto.

Tonnellate di fango sono state rovesciate su un uomo politico innocente, non solo dai magistrati, ma anche dalla stampa e dagli avversari.

La Cassazione assolve Gianni per “non aver commesso il fatto” e allora viene da chiedersi come sia stato possibile inchiodare un uomo per sette anni a sentenze surreali e ad accuse prive di logica e fondamento e come ci si possa fidare di una macchina della giustizia capace di pasticci di questo genere.

L’importante è che sia finita e che si tenga conto anche di questo episodio nel dibattito che anima, in questi giorni, l’ennesimo tentativo di produrre una decente riforma del nostro sistema giudiziario.

A Gianni mando un abbraccio e un affettuoso saluto.

Alla fine ha saputo vincere la sua battaglia più difficile e ora si merita finalmente una ritrovata serenità.

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